Come si creò la terra

- 19 Gen 2019

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La Terra è il più grande pianeta del sistema solare. Questo corpo celeste è l'unico pianeta che è adatto per poter sostenere la vita. E' quindi il luogo su cui abitano, allora, tutte le specie viventi conosciute.

Come e quando si è formato il pianeta Terra

Dagli studi, che sono stati effettuati nel corso dei vari anni, si può affermare che la Terra si formò, attraverso un processo lungo e complesso, circa 4 miliardi e 567 milioni di anni fa. Questo pianeta nacque dalla nebulosa del Sole. In principio, quindi, c’era solamente un ammasso di polveri e gas, simile ad un disco, che ruotava. Da questo disco si creò il Sole, poi il materiale in eccesso di questa nebulosa incominciò a raggrupparsi in diverse zone dell’Universo, generando così i pianeti che oggi conosciamo e studiamo.

Inizialmente, la massa che costituiva la neo Terra, era composta da elementi radioattivi, gas, metalli e roccia fusi tra di loro. In questa fase, questo pianeta aveva la forma di una sfera dall’aspetto omogeneo. Ad un certo punto, questo ammasso si raffreddò e i materiali più pesanti iniziarono a concentrarsi verso il centro della neo Terra. Ad un certo punto, l’acqua raffreddò la parte eterna di questo nuovo pianeta, e creò la crosta terrestra. Quest’ultima è ricca di elementi chiamati litofili.

In seguito, la massa della Terra si separò in tre gusci concentrici, vale a dire la crosta, il mantello e il nucleo. La crosta era costituita da elementi che erano soliti dare vita a composti leggeri e poco densi. Il mantello poi era fatto soprattutto di magnesio e ferro. Infine, il nucleo era formato da leghe di ferro e di nickel.

In seguito, quindi, l’attività dei vulcani diede vita alla prima atmosfera primordiale, mentre, per quanto riguarda gli oceani, questi ultimi nacquero dal vapore acqueo trasportato dalle comete.

In principio poi i moti della Terra erano molto più rapidi rispetto a quelli odierni. Si può affermare infatti che, a seguito alla nascita della Luna, in conseguenza dell’impatto di un corpo celeste errante, questo nuovo pianeta rallentò parecchio i moti terrestri. Senza questa azione stabilizzatrice della Luna, è stato dunque ipotizzato che la vita sulla Terra non sarebbe stata possibile.

I moti connettivi del mantello terrestre, poi, che furono il risultato dello spostamento di materiale incandescente dal nucleo della Terra verso la superficie, provocarono la creazione di placche tettoniche nelle dorsali oceaniche. I primi piccoli continenti si crearono nel periodo Acheano e furono denominati cratoni. Alcune rocce terrestri, molto antiche, furono ritrovate nel cratone nordamericano del Canada. I cratoni comunque erano costituiti da due tipi differenti di frammenti di crosta terrestre. Il primo era composto da roccia di pietra verde, mentre il secondo gruppo di frammenti aveva un aspetto simile alla roccia magmatica.

4 miliardi di anni fa naquerò le prime molecole basilari per la vita. Alcuni scienziati hanno dichiarato che le prime molecole basilari per la vita si crearono dal continuo bombardamento dei meteoriti nei confronti della Terra. Su questo delicato argomento, gli studiosi non sono stati ancora in grado di capire se la vita si sia formata in un ambiente subaereo, oppure in un ambiente acquatico. Tra le prime forme di vita, che si formarono sulla Terra, si devono citare i cianobatteri, che furono degli organismi che popolarono per lungo tempo le acque terrestri.

Queste primordiali forme di vita accumularono l’energia direttamente dal Sole, per mezzo della fotosintesi. Questo processo generò anche una diminuzione dell’anidride carbonica e un aumento dei livelli di ossigeno. Quest’ultimo si diffuse nell’atmosfera e creò lo strato dell’ozono. L’ozono assorbiva i raggi ultravioletti nocivi, aiutando la vita a diffondersi nel nuovo pianeta.

I primi esseri viventi, che comparvero dunque sulla Terra, erano degli organismi unicellulari, che erano composti da una sola cellula.

Successivamente, e dunque, 700 milioni di anni fa, si crearono poi gli altri organismi viventi, composti da più cellule. Si trattava di esseri pluricellulari, che erano sprovvisti dello scheletro. Tra questi organismi ci furono le meduse, le aghe, le stelle marine e le spugne.

In seguito, sui fondali del mare, comparvero i pesci, che furono allora i primi esseri viventi vertebranti che vivevano in acqua.

Per quanto riguarda le prime forme di vita presenti sulla terraferma, queste ultime assunsero la forma di muschi e felci. Dopo, alcuni anfibi abbandonarno anche l’acqua per popolare i vari continenti.

La Terra infine fu colpita da ben cinque estinzioni di massa, l’ultima delle quali fece morire i dinosauri e contribuì alla comparsa dei mammiferi. L’ultimo essere vivente, che fece la comparsa sulla Terra, fu l’uomo.

Come si è affermata l’atmosfera sulla Terra

Per atmosfera si intende l’involucro di gas che si trova intorno alla Terra. Questo involucro è trattenuto dalla forza di gravità.

La prima atmosfera, che circondava la Terra, si formò quando i gas, che componevano la nebulosa che diede vita al sistema solare, iniziarono ad essere attratti dalla forza di gravità del nuovo pianeta. Questa atmosfera primordiale era costituita allora da ammoniaca, metano, vapore acqueo e idrogeno. In seguito, il Sole spazzò via la nebulosa dal quale era nato e pure la prima atmosfera.

Successivamente, i gas espulsi dai materiali solidi che si trovavano sulla Terra diedero vita alla seconda atmosfera, che si pensa fosse formata soprattutto da anidride carbonica e azoto.
Quando si creò la Luna, l’atmosfera della Terra subì parecchi cambiamenti. L’enorme impatto, che diede vita alla Luna, provocò un processo di raffreddamento che generò un oceano di magma, sovrastato da un’atmosfera ricca di monossido di carbonio, anidride carbonica, vapore acqueo e idrogeno.

Nell’eone Acheano, l’atmosfera era composta, oltre che dai quattro elementi appena citati, anche da azoto. Con la comparsa della vita sulla Terra, l’azoto fu sostituito dal metano. Il metano e l’anidride carbonica, per mezzo dell’effetto serra, garantirono, nel corso del tempo, un livello di temperatura tale da mantenere gli oceani ad uno stato liquido, nonostante la luce solare fosse meno potente rispetto a quella di oggi.

Fino a 2,45 miliardi di anni fa, l’atmosfera era priva di ossigeno. Quest’ultimo incominciò ad essere presente nell’atmosfera terrestre grazie al processo di fotosintesi, operato prima dai cianobatteri e poi dalle alghe e dalle piante. Grazie quindi agli esseri viventi fotosintetici, l’ossigeno, sprigionato da questi ultimi, incominciò ad ossidare le rocce presenti sulla Terra e poi ad accumularsi nell’atmosfera.

L’atmosfera oggi comunque è composta da xeno, idrogeno, metano, kripton, elio, neon, anidride carbonica, argon, ossigeno e azoto. Quest’ultima è poi costituita da diversi strati, tra i quali vi sono la troposfera, la stratosfera, la mesosfera, la termosfera, la ionosfera e la esosfera.

La troposfera è lo strato a contatto con la superficie della Terra, dove avvengono la maggior parte dei fenomeni metereologici. La stratosfera inoltre è caratterizzata dal fatto che in essa la temperatura si alza con la quota. Nella mesosfera invece le meteore in genere si sciolgono o si vaporizzano.

La termosfera allora è caratterizzata da un continuo aumento del livello della temperatura con l’altezza, mentre la ionosfera è lo strato dell’atmosfera in cui le radiazioni solari provocano la ionizzazione dei gas. Per finire, l’esosfera è la regione dell’amosfera in cui la temperatura raggiunge addirittura i 700 gradi centigradi.

Il modello di accumulazione del nucleo

Al centro della Terra vi è il nucleo, il cui raggio è la metà di quello terrestre. Il nucleo ha ben due strati, uno esterno e un altro interno. Il nucleo esterno si comporta come un liquido ed è costituito da nichel, ferro, silicio e zolfo. Quello interno invece è composto solamente da leghe di nichel e ferro.

Per spiegare la formazione del nucleo terrestre, non possiamo non fare riferimento alla teoria dell’accumulazione.

Secondo questo modello, quindi, il nucleo della Terra si è creato per mezzo dell’accumulazione di detriti. Questi detriti componevano le masse roccciose, che erano in movimento nel corso del manifestarsi dei fenomeni sismici.

Secondo alcuni studi effettuati, nel nucleo terrestre si sono accumulati materiali composti da un’alta densità. Scendendo più nel particolare, si può ben dire dunque che circa 4,5 miliardi di anni fa, quando nacque la Terra, le sostanze più pesanti e dense si andarono ad accumulare nel centro del pianeta terrestre, creando il nucleo, mentre quelle meno dense furono attratte verso l’alto, facendo nascere la crosta.

La Terra è un pianeta speciale

La Terra è un pianeta speciale? Senza alcun dubbio possiamo rispondere a questa domanda in maniera affermativa. La Terra è un posto meraviglioso, innanzitutto perché su di essa esiste la vita. Questo pianeta ospita infatti tantissimi esseri umani, che vivono e che respirano, e che sono in grado di comprendere, anche se non del tutto, l’Universo che li circonda.

La Terra è speciale in quanto si trova poi ad una distanza dal Sole perfetta, grazie alla quale non è nè troppo fredda, nè troppo calda. Su questo pianeta poi vi è un’atmosfera composta per lo più da azoto e ossigeno, che, in quanto tale, è respirabile.

Inoltre, la Terra è un posto straordinario pure per l’abbondanza di acqua, basti dare un’occhiata alla grandezza dei mari e degli oceani. Questo pianeta è meraviglioso anche per il suo campo magnetico, che ci protegge dalle radiazioni emesse dal Sole.

Altro aspetto singolare di questo luogo in cui viviamo è la tettonica a zolle, che limita e conserva l’anidroide carbonica, facendo sì che la temperatura rimanga costante e che si possa combattere naturalmente l’effetto serra.

La Terra è un corpo celeste speciale, poi, per la vicinanza di altri pianeti, come Giove e la Luna. Il primo, per fare un esempio, ci difende dagli impatti di grandi dimensioni, mentre la seconda riesce a mitigare l’oscillazione terrestre, e a scongiurare la comparsa di bruschi e repentini cambiamenti che interesserebbero il clima.

Il mondo acquatico

Il mondo acquatico costituisce la parte più estesa della biosfera. Circa il 75% della superficie terrestre è ricoperto dall’acqua.

Il mondo acquatico si compone per lo più di ecosistemi di acqua salata. Questi ultimi comprendono tutta l’acqua che è raccolta nel mare e negli oceani.

Negli ecosistemi di acqua salata si possono distinguere differenti zone. Innanzitutto c’è la zona epipelagica, la quale è illuminata dalla luce del Sole. Questa parte del mondo acquatico è composta da popolazioni di fitoplacton. Stiamo parlando di batteri di dimensioni modeste e di alghe, che si fanno trasportare dalle correnti oceaniche, e che forniscono energia e nutrimento agli animali che si trovano nell’oceano aperto.

Il mondo acquatico salato si compone anche di una zona mesopelagica, che non è illuminata dal Sole, e in cui non c’è fitoplacton. Gi abitanti di questo posto sono costretti a nutrirsi, andando all’insù, verso la zona epipelagica, oppure all’ingiù, nella regione batipelagica. La zona mesopelagica è abitata dai pesci spada, dai calamari, dalle seppie e dalle anguille.

La zona batipelagica poi è completamente al buio e in essa vivono per lo più specie senza occhi, che hanno una scarsa colorazione.

La regione bentonica infine è rappresentata dal fondale oceanico, ed è popolata soprattutto dagli organismi spazzini, che si nutrono di materiale organico. Il mondo acquatico di acqua dolce comprende invece laghi, fiumi, stagni e torrenti, e ospita circa il 10% delle specie acquatiche. Nei fiumi e nei torrenti, l’acqua scorre ad una velocità variabile, negli stagni le acque non si muovono, mentre nei laghi le acque scorrono in maniera lenta.

Nei fiumi, dove l’acqua scorre in maniera rapida, molti insetti vivono sotto le rocce, per non farsi trasportare dalla corrente, e la vegetazione consta soprattutto in alghe e muschi. Nei tratti fluviali in cui la corrente è più lenta, invece, l’acqua è più calda ed è più ricca di fitoplacton. In questi tratti vivono ad esempio il luccio, la tinca e la carpa. Si tratta per lo più di pesci che mangiano per mezzo del loro olfatto e del gusto, piuttosto che con la vista.

Nei laghi e negli stagni, la vita degli organismi è influenzata soprattutto dalla luce. Nella zona fotica quindi crescono le piante e vi è un’abbondanza di fitoplancton.
Nei laghi infine capita spesso che in estate lo strato di acqua superficiale sia più caldo e denso. In questa stagione, i pesci, allora, preferiscono andare a vivere nelle acque dei laghi che si trovano più in profondità, perché sono più fredde.

Il pianeta Goldilocks

Un pianeta Goldilocks viene anche chiamato pianeta dai Riccioli d’oro. Si tratta di un corpo celeste, che si trova in una regione abitabile del sostema stellare o di una stella. Questo pianeta quindi ha anche una conformazione tale, da lasciar supporre che ci sia dell’acqua liquida sulla sua superficie.

Il nome di questa tipologia di pianeti deriva dal racconto per i più piccini dal titolo Riccioli d’oro e i tre orsi. In questa storia per bambini, la protagonista, chiamata appunto Goldilocks, sceglie in un gruppo di tre elementi sempre quello della via di mezzo, e mai quelli che rappresentano gli estremi.

Allo stesso modo, allora, un pianeta dai Riccioli d’oro non si trova nè troppo vicino, nè troppo lontano da una stella, ciò gli permette di avere dell’acqua liquida sulla sua superficie, la quale è l’elemento fondamentale per la presenza della vita.

Il termine Goldilocks viene utilizzato per indicare corpi celesti della dimensione uguale a quella della Terra, ma comunque bisogna dire che il migliore esempio di pianeta dai Riccioli d’oro è proprio la Terra.

I pianeti Goldilocks sono stati studiati dagli scienziati, che sono interessati anche all’esistenza degli UFO. L’individuazione di questi corpi celesti, che hanno una dimensione simile a quella della Terra, è il motivo principale per cui è stata lanciata la missione Kepler. Quest’ultima ha previsto l’impiego di un telescopio spaziale per poter rilevare l’esistenza di pianeti abitabili nella porzione di cielo compresa tra le costellazioni della Lira e del Cigno.

A proposito di ciò, alcuni astronomi hanno dichiarato, nel 2001, che c’è una grande probabilità che potrebbero esistere circa 40 miliardi di pianeti della dimensione simile a quella della Terra. Questi ultimi potrebbero essere situati nelle zone abitabili di stelle che si trovano all’interno della via Lattea, ma anche di stelle che hanno un aspetto molto simile a quello del Sole. Sempre secondo questi studiosi, di questi pianeti Goldilocks di cui parlano, il più vicino si trova a circa 12 anni luce dalla Terra.

In un primo momento, il 70 Virginis b è stato considerato come un pianeta dai Riccioli d’oro. Successivamente, però, è stato stabilito che questo corpo celeste si trovasse troppo vicino ad una stella, tanto da avere una temperatura poco confortevole per la vita umana. Lo stesso discorso su 70 Virginis b è stato poi fatto anche su Gliese 581 c, a proposito del quale si è dichiarato che la sua temperatura sia troppo elevata per poter essere considerato abitabile.

Alcuni pianeti sono comunque stati considerati Goldilocks. Tra questi vi è quello denominato Kepler-22 b. Quest’ultimo orbita intorno ad una stella simile al Sole, ed è stato considerato come il pianeta dai Riccioli d’oro più simile alla Terra.

Sono stati denominati poi pianeti Goldilocks, soprattutto quelli che orbitano attorno alle nane arancioni. Per concludere, poi, nel Febbraio del 2011, lo scienziato Seth Shostak ha affermato che molto probabilmente ci potrebbero essere ben 30 mila pianeti abitabili nel raggio di mille anni luce dal pianeta terrestre.

La Luna è l’unico satellite naturale della Terra

Si chiama satellite naturale, un qualsiasi corpo celeste che orbita attorno ad un pianeta, oppure ad un asteroide. L’unico satellite naturale della Terra è appunto la Luna. Quest’ultima orbita ad una distanza di circa 385 mila chilometri dal nostro pianeta. La Luna si può osservare facilmente ad occhio nudo e in questo modo possiamo individuare alcuni rilievi presenti su di essa.

Questo satellite naturale mostra sempre la stessa faccia alla Terra, a causa della rotazione sincrona, e il suo lato oscuro è rimasto un mistero per gli scienziati, almeno fino al periodo delle esplorazioni nello spazio.

Si pensa che il moto orbitale della Luna abbia avuto un’enorme influenza sul comportamento dell’uomo fin dai tempi più antichi e remoti. Riguardo a ciò, i Greci ad esempio rappresentavano questo satellite con la dea Selene e consideravano la sua azione molto influente sull’andamento dei raccolti, e nei periodi di carestia.

Si dice che questo corpo celeste sia in grado di condizionare la vita degli esseri viventi sulla Terra, regolarizzando ad esempio il ciclo riproduttivo. Questo satellite influisce pure sul ciclo delle maree e, come abbiamo detto prima, riesce a dare stabilità all’asse di rotazione terrestre.

Si crede che la Luna si sia formata insieme con la Terra, e cioè circa 4,5 miliardi di anni fa. ☾ è considerato il suo simbolo astronomico, e questo simbolo non è altro che la raffigurazione della sua fase calante.

La faccia, che chiunque può ossservare della Luna, è costituita da circa 300 mila crateri. Il più grande di questi crateri è il Bacino Polo Sud-Aitken. Quest’ultimo è profondo 13 chilometri ed ha un diametro di circa 2500 chilometri.

Da dove viene la Luna?

Esistono diverse teorie, che sono state formulate nel corso degli anni, le quali spiegano come si è formata la Luna. Tra queste teorie c’è innanzitutto quella della fissione, secondo cui si pensa che questo satellite naturale, nei primi momenti di vita del sistema solare, abbia fatto parte della Terra.

Successivamente, la Luna si staccò dal pianeta su cui viviamo, proprio nel punto in cui oggi c’è l’Oceano Pacifico. Questa teoria è stata considerata per un lungo periodo valida, in quanto la Luna sembra avere la forma di un mantello terrestre. In seguito, però, questa tesi è stata scartata, dato che non ci sono delle prove fossili, che testimonierebbero la rapida rotazione attraverso cui, in passato, la Terra avrebbe espulso il suo unico satellite naturale dai suoi strati esterni.

Per rispondere alla domanda da dove viene la Luna è stata poi formulata la teoria della cattura gravitazionale, secondo cui questo corpo celeste si sia formato in un’altra parte del sistema solare, e che in seguito sia stato attratto dalla forza gravitazionale terrestre. Anche questa tesi però è stata considerata nulla, in quanto il fatto che un corpo come la Luna sia stato attratto nell’orbita terrestre attuale è alquanto improbabile.

Inoltre, esiste la teoria della condensazione, secondo cui la Luna e la Terra si sarebbero formate indipendentemente l’una dall’altra, e che sostiene pure che il satellite naturale del nostro pianeta si sia trovato sin da subito già in orbita attorno alla Terra. Questa ipotesi è stata considerata improbabile, in quanto la Luna e la Terra non hanno la stessa composizione, in più poi questa tesi non spiegherebbe in alcun modo il riscaldamento extra del materiale lunare.

Alla fine, la formazione della Luna è stata spiegata con la teoria dell’impatto gigante, secondo cui questo satellite naturale si è creato per effetto della collisione di un pianeta, delle dimensioni simili a quelle di marte, con la Terra.

Creazione della Luna

Nel paragrafo precedente si è detto quindi che la Luna si è creata a causa dell’urto di un pianeta simile a Marte, di nome Theia, con il pianeta terrestre. Questa collisione avrebbe fatto riacquistare alla Terra la sua velocità di rotazione iniziale. In questo modo, questo impatto avrebbe portato alla distruzione di Theia, e avrebbe causato la vaporizzazione degli strati più esterni del mantello terrestre. Da questo processo si sarebbe generata l’espulsione di grandi quantità di materiale riscaldato. Quest’ultimo avrebbe poi formato un disco in orbita intorno alla Terra. Questa nube di detriti, una volta condensata, causò la creazione della Luna.

La teoria dell’impatto gigante, formulata nella metà degli anni Settanta, è stata accettata dagli scienziati solamente nel 1984, ed è stata quindi considerata come l’ipotesi più accreditata per spiegare l’origine dell’unico satellite naturale del pianeta nel quale abitiamo.

Terra vista dalla Luna

Le prime foto che ritraggono la Terra vista dalla Luna furono realizzate da 5 sonde robotiche della Lunar Orbiter, che la Nasa inviò nello spazio nel 1966. La prima immagine della Terra fu ripresa il 23 Agosto del 1966 alle ore 16:36. Quest’ultima rappresentava il nostro pianeta in fase crescente in tutta la sua bellezza e maestosità. Questa foto fu ribattezzata all’epoca come l’immagine del secolo.

Nel 1972, e quindi dopo ben sei anni, la Terra ritornò ad essere fotografata in maniera totale, e questo scatto passò alla storia con il nome di Blue Marble. L’immagine venne immortalata dagli astronauti dell’equipaggio Apollo 17. In questa foto la Terra appariva completamente illuminata, e agli astronauti apparve subito come una straordinaria biglia di colore blu.

Nel 2007, la sonda giapponese Kaguya scattò numerosi fotogrammi alla superficie della Luna ed da uno di questi si potè ammirare il bellissimo disco della Terra all’orizzonte.

Nel 2008, poi, dopo diversi tentativi andati a vuoto, si riuscì ad ottenere la versione digitale della fotografia scattata al nostro pianeta nel 1966, che si contraddistingueva per l’estrema nitidezza dello scatto.

Recentemente, la Nasa, con il suo Lunar Reconnisance Orbiter, è ritornata a fotografare la Terra. In uno dei suoi scatti più famosi, si vede il nostro pianeta immortalato sopra l’orizzonte lunare, mentre si trova sopra il margine del cratere Compton. In questa immagine, quindi, si può osservare interamente il nostro pianeta con i suoi oceani e le sue terre emerse, tra le quali si può scorgere la grande distesa del deserto del Sahara.

L’uomo sulla Luna

Il 16 Luglio del 1969 prese il via la missione Apollo 11. Si trattava di una missione che avrebbe portato gli astronauti per la prima volta sul suolo lunare.

Dalla base di Cape Kennedy, in Florida, il razzo vettore Saturn V lanciò nello spazio l’Apollo 11. La squadra, che partecipava a questa missione, era composta dal comandate Neil Armstrong, e dai piloti Edwin Aldrin e Michael Collins.

Dopo tre giorni, l’Apollo 11 arrivò nell’orbita della Luna. Ad un tratto, Armstrong e Aldrin si diressero verso il modulo lunare Eagle e si staccarono dal modulo di comando, dove il pilota Collins continuò a orbitare ad un centinaio di chilometri dalla Luna. Il 20 Luglio del 1969 dunque il modulo lunare, guidato da Armstrong, atterrò sull’unico satellite naturale della Terra. Neil comunicò quindi a Houston che l’Aquila era atterrata. Lui e il suo compagno Edwin fecero numerose operazioni, prima di scendere dal modulo lunare.

Dopo ben sei ore e mezzo, Armstrong fu il primo uomo che camminò sulla Luna, seguito poco dopo da Aldrin. Quest’ultimo incominciò quindi a sperimentare i migliori metodi per muoversi sul satellite naturale terrestre, tra cui anche quello del famosissimo salto del canguro. I due astronauti comunque fecero una passeggiata di circa due ore e mezza, correndo a passi lunghi, e in questa maniera non ebbero mai nessun problema di equilibrio.

Nel corso di questa straordinaria esperienza, poi, costoro ebbero modo di accorgersi che il terreno lunare aveva una consistenza molto fine, e che era anche abbastanza sdrucciolevole. In aggiunta, Aldrin si accorse che il suo casco fosse più caldo sotto il Sole.

Durante la loro camminata lunare, dunque, i due avventurieri fecero delle foto, per documentare il loro viaggio, e raccolsero dei campioni di roccia. Armstrong ebbe modo quindi di immortalare in un celebre fotogramma il Cratere Orientale.

Terminati i compiti che li erano stati assegnati, questi uomini piantarono sulla superficie lunare la bandiera degli Stati Uniti, ma la consistenza del terreno non consentì loro di inserirla per più di 20 centimetri. Mentre stavano compiendo questa operazione simbolica, gli astronauti ricevettero una chiamata in cui il Presidente Nixon si congratulava con loro per la meravigliosa impresa che li vedeva protagonisti. Prima di partire, Armstrong e Aldrin lasciarono sulla luna una targa che ricordasse la loro missione.

Il 24 Luglio, allora, l’equipaggio dell’Apollo 11 rientrò sulla Terra poco prima dell’alba, ammarando nell’Oceano Pacifico. Dopo essere stati recuperati, gli astronauti trascorsero circa 21 giorni in quarantena.

Dal 1969, gli sbarchi sulla Luna delle missioni Apollo furono in tutto sei.

Nel Luglio del 2004, la NASA celebrò il trentacinquesimo anniversario del primo allunaggio, portato a termine dall’equipaggio dell’Apollo 11. Venne allora organizzata un’imponente cerimonia commemorativa, in cui i protagonisti del primo sbarco lunare incontrarono il Presidente americano dell’epoca George W. Bush, e alcuni importanti collaboratori che lavoravano alla Casa Bianca. Successivamente, il 20 Luglio del 2009, Armstrong, Collins e Aldrin furono invitati ad un altro evento, organizzato dal Presidente Obama, per poter celebrare il 40° anniversario dell’allunaggio. In questa occasione i tre astronauti tennero un discorso molto significativo, in cui invitavano la NASA ad inviare l’uomo su Marte.

Caratteristiche lunari

La Luna ha diverse caratteristiche che la distinguono dagli altri pianeti. Innanzitutto quest’ultima è l’unico e il solo satellite naturale della Terra ed è inoltre il corpo celeste più vicino a noi esseri viventi. La Luna poi ha una forma simile ad una sfera e non brilla di luce propria, ma della luce riflessa proveniente dal Sole.

Su questo corpo celeste non c’è acqua in superficie, inoltre quest’ultimo non è circondato dall’atmosfera. Essendo priva di atmosfera, sulla Luna si registrano degli enormi sbalzi di temperatura. Nella parte non illuminata dal Sole infatti la temperatura e di -150 gradi centigradi. Diversamente, in quella illuminata, la temperatura è vicina ai 130 gradi centigradi. L’assenza dell’involucro di gas, che circonda invece la Terra, è responsabile della mancanza su questo satellite di albe e tramonti, tanto che in questo posto il passaggio dalla luce al buio si presenta parecchio rapido e improvviso.

La crosta lunare è composta da diversi elementi chimici, tra i quali spiccano l’idrogeno, l’alluminio e il calcio. Come la Terra, questo corpo celeste è costituito da un mantello e da un nucleo. La parte interna del nucleo è piena di ferro allo stato solido, mentre la parte esterna è composta da ferro in forma liquida.

I sismografi poi sono riusciti a registrare sulla Luna circa un migliaio di terremoti all’anno. Si tratta però di fenomeni di bassa intensità, rispetto a quelli che scombussolano il pianeta terrestre.
Sul suolo della Luna ci sono delle vaste pianure, alcune anche molto scure. Quelle più scure vengono denominate mari. Il più importante mare lunare è quello Moscoviense, che è abbastanza profondo. Nella parte occidentale del bordo visibile di questo satellite naturale, sorge poi il Mare Eoum, che ha una vastità di circa un milione di chilometri quadrati. In questo posto sono atterrate numerose sonde robotiche, ma anche l’Apollo 12. Questi mari sono comunque delle zone costituite da basalto.

Le pianure dall’aspetto più chiaro, che ci sono sulla Luna, vengono chiamate terre. Queste ultime sono costituite da delle montagne molto alte e da dei crateri enormi.
Un’altra caratteristica della Luna riguarda infine il fatto che quest’ultima compie tre moti in simultanea. Il primo è quello di rotazione attorno al suo asse, il secondo è il moto di rivoluzione intorno alla Terra, e il il terzo è il moto di traslazione, insieme con la Terra, intorno al Sole.

Fasi della Luna

Si può affermare con certezza che il Sole illumina la parte visibile della Luna e che l’aspetto di questo satellite subisce delle variazioni giorno dopo giorno. I cambiamenti riguardanti la Luna, percepiti dalla Terra, vengono allora denominati fasi lunari, che sono state osservate dagli uomini fin dai tempi più antichi. In genere, si può dire che esistono due fasi. Una di queste è detta crescente e si ha quando la porzione illuminata della Luna aumenta. La fase decrescente invece si ha quando la parte su cui si posa la luce del Sole diminuisce.

Vi sono però due situazioni estreme. La prima, nota con il nome di novilunio, si ha quando la Luna, situata tra la Terra e il Sole, ha la parte illuminata che non è visibile. La seconda invece è detta plenilunio e si ha nel momento in cui la parte illuminata della Luna è interamente visibile.

Eclissi lunari: un atto di spettacolare scomparsa

Quando si parla di eclissi lunare non si può non fare riferimento ad un fenomeno ottico. Quando si verifica questo fenomeno, quindi, l’ombra del pianeta terrestre oscura o in maniera parziale, o totalmente, la Luna.

Un’eclissi lunare si verifica tutte le volte in cui il Sole, la Terra e la Luna si trovano allineati in questo esatto ordine. Con questo fenomeno quindi la Terra si interpone tra la Luna e il Sole e viene dunque prodotta un’ombra, che ha la forma di un cono.

Un’eclissi lunare totale si verifica quando la Luna transita interamente nell’ombra della Terra. Se la Luna entra parzialmente nel cono d’ombra, si parla naturalmente di eclissi parziale. Se infine la Luna attraversa totalmente il cono di penombra, si parla di eclissi penombrale.

L’ultima volta, che abbiamo assistito ad un’eclissi totale, è stato il 27 Luglio del 2018 alle ore 22:22. Questo fenomeno si verificherà quindi nuovamente il 21 Gennaio 2019 alle ore 05:12.
L’ultima eclissi lunare parziale si è verificata in Italia il 31 Dicembre del 2009, mentre quella penombrale è stata visibile nel nostro paese nel Febbraio del 2009.

Nel momento in cui si verifica questo fenomeno, appena citato, l’occhio umano vede che la Luna, quando incomincia ad eclissarsiz assume una colorazione nero scura. In verità, questo satellite, durante un’eclissi, si colora immediatamente di rosso scuro, anche se non si riesce a vederlo, in quanto la zona di questo corpo celeste, che è ancora illuminata, riflette la luce verso di noi. La colorazione rossastra incomincerà ad essere dunque notata solamente dopo che il bagliore sparirà per l’oscuramento.

Bisogna dire poi che, nel corso delle eclissi totali, la Luna non smetterà mai di ricevere la luce dal Sole.

Durante un’eclissi, l’unico satellite naturale della Terra assumerà allora una colorazione che va dal rosso cupo al rosso arancio. Nel mezzo si potranno notare altre tonalità di colore, come ad esempio l’azzurro e il verde scuro.

Un’eclissi totale lunare può raggiungere una durata massima di circa 100 minuti.

La forza attrattiva della Luna

Da alcuni studi scientifici è stato notato che la Luna esercita una forza attrattiva nei confronti della Terra. Questa forza di attrazione si ripercuote soprattutto nei confronti della massa liquida presente sulla superficie terrestre. La massa liquida, rispetto a quella solida, è infatti più soggetta a subire delle deformazioni.

La forza attrattiva della Luna quindi determina una certa oscillazione di tutta la massa liquida della Terra. Questo fenomeno provoca un rigonfiamento del livello delle acque. In dei punti diametralmente opposti invece si verificheranno degli abbassamenti delle acque.

Da quanto detto, si può vedere che la forza d’attrazione lunare è la principale responsabile dei fenomeni di alta e bassa marea, che avvengono sulla Terra. Questi episodi in genere accadono nello stesso luogo con una periodicità di 12 ore e 50 minuti.

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