Philofobia (paura d’amare): cos’è, sintomi e rimedi

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Con il termine philofobia, di origine greca, si intende la paura di amare. La definizione prende spunto da "philo" amore, e "fobia" paura. Questa condizione si manifesta appunto quando una persona ha la paura di attaccarsi emotivamente agli altri.

Tale fobia è decisamente più accentuata della semplice paura di soffrire causata magari da una delusione amorosa. Al contrario, si tratta di qualcosa che in maniera apparente non ha né una motivazione né una logica.

Questo ovviamente analizzando la situazione dalla prospettiva di chi non vive tutto questo, perché in realtà infatti una spiegazione logica per coloro che vivono la situazione in un certo modo, esiste sempre. In questo articolo quindi, vedremo esattamente come si manifesta la philofobia, quali sono i suoi sintomi, e i possibili rimedi.

Cos’è una paura?

Probabilmente non esiste essere umano che non abbia paura di qualcosa, e questo è un dato di fatto. Ad incutere timore possiamo trovare più fattori: un evento, un determinato oggetto, una situazione o uno scenario. Ad ogni modo, qualsiasi dei fattori elencati, viene recepito come minaccioso o pericoloso. In alcuni casi la mente umana avverte come minaccia l’ignoto, proprio perché non prevedibile.

paura cosa èL’ignoto è incontrollabile, e questo terrorizza alcune persone che si ritengono inadeguate e prive delle capacità personali per affrontarlo. Ma non necessariamente deve essere una situazione sconosciuta a fare paura. In alcuni casi infatti, anche la situazione opposta, ovvero quella di una circostanza che si conosce molto bene può generare il medesimo stato d’animo.

Il motivo in questo caso è molto semplice: proprio perché si conosce bene la situazione, non ci si reputa all’altezza di affrontarla. Come detto, ogni persona ha delle paure, più o meno piccole, più o meno facilmente affrontabili. Alcuni hanno paura delle altezza, altri dei luoghi chiusi, altre ancora determinati animali, o chi più semplicemente si fa prendere dal panico in prossimità di un esame.

Tutte queste fobie però, sono molto frequenti ma altrettanto facilmente decifrabili. Il discorso diventa notevolmente più complesso nel momento in cui ad incutere timore troviamo uno scenario che potenzialmente di pericoloso ha ben poco. Uno di questi scenari è l’amore.

Cos’è l’amore?

La philofobia non è da considerarsi come una patologia a tutti gli effetti, ma comunque non deve essere sottovalutata, perché non consente alle persone che appunto ne soffrono di vivere pienamente una relazione. Molto spesso i soggetti affetti da philofobia vengono considerati come incapaci di intrattenere storie d’amore impegnative, o come persone immature. In realtà la situazione è più complessa di come appare, e dobbiamo fare un passo indietro.

amore e philofobiaPrima di capire con esattezza cos’è la philofobia infatti, è opportuno comprendere di cosa ha effettivamente paura un soggetto affetto da questa condizione. Cos’è l’amore è una di quelle domande che probabilmente non avrà mai una risposta certa e precisa, e forse la paura di amare deriva proprio da questa incertezza. Freud in quest’ambito parlava piuttosto chiaramente.

Il padre della psicoanalisi sosteneva che il momento in cui si ama, è anche quello dove si è maggiormente esposti verso la sofferenza. Ma se stabilire con esattezza cosa sia l’amore è difficile, è invece possibile descrivere come questo sentimento si manifesta. Innamorarsi significa vivere una moltitudine di emozioni davvero molto intense, tra cui felicità ed eccitazione.

Ma tali emozioni non sono solamente di natura positiva, perché durante la fase dell’innamoramento, parallelamente si manifestano anche ansia e paura, soprattutto quella dell’incognito, dal momento che nessuno può conoscere i risvolti di una storia d’amore e quali saranno le sue evoluzioni. Quando si ama nascono quindi mille preoccupazioni, tra cui quella che l’altra persona sia in grado di amare con la stessa intensità, oppure se sia meritevole della fiducia concessa.

In parole povere, chi ha paura di amare in realtà non teme tanto l’innamoramento, quanto le reazioni che questa condizione potrebbe far nascere in lui. Il soggetto teme quindi di lasciarsi andare, di non avere il controllo della situazione, di ritrovarsi ad agire in maniera non razionale, o più semplicemente di mettersi a nudo, mostrando il suo “io” più profondo.

Cos’è la philofobia

Come anticipato, la philofobia è la paura, apparentemente ingiustificata, di amare. Il soggeto che vive questa condizione non manifesta solamente disagio e ansia nel momento in cui si relaziona con potenziali compagni di vita, ma ha la tendenza a isolarsi completamente da qualsiasi legame, compresi quelli familiari o di semplice amicizia. Filofobia e philofobia infatti, sono due facce della stessa moneta.

Quando la condizione comincia a manifestarsi, la persona comincerà ad isolarsi in maniera progressiva. Ciò che aggrava la situazione è che chi circonda il soggetto tenderà a sua volta ad alienarlo, semplicemente perché non saprà come comportarsi e nemmeno come aiutarlo. È abbastanza frequente infatti, che famiglia e amici recepiscano questo malessere come una normale ricerca di solitudine.

Le primissime avvisaglie della philofobia si verificano nel momento in cui una persona evita i contatti con altri individui che potenzialmente potrebbero diventare dei partner. Con il passare del tempo questa tendenza si estenderà verso qualsiasi rapporto affettivo. Ci sono vari stadi per questa condizione, e in quelli più gravi i sintomi non sono solamente di natura psicologica, ma possono sfociare anche in stati fisici.

I sintomi della paura d’amare

Come detto, in alcuni casi i sintomi possono essere anche di natura fisica. In pratica dall’inquietudine, ansia e angoscia, si passa a tachicardia, attacchi di panico, nausea, sudorazione, affanno, tremori, pianto, secchezza delle fauci, tremori ed altri ancora. Quando il problema è di lieve entità, questi sintomi che in alcuni casi possono diventare particolarmente limitanti, possono manifestarsi magari prima di un appuntamento galante, ma per condizioni più gravi il discorso cambia.

paura dell'amoreQuando la condizione è particolarmente profonda infatti, i sintomi possono comparire anche in situazioni che agli occhi delle altre persone possono apparire totalmente innocue, ma che il soggetto recepisce invece come pericolose. Dobbiamo ricordare infatti che non è mai un evento a determinare un’emozione, ma come tale evento viene vissuto.

Le persone che hanno paura di amare mettono in atto una serie di comportamenti, alcuni senza una spiegazione plausibile. Uno di questi ad esempio è scegliere storie o amori impossibili, ovvero con persone che quasi sicuramente non ricambieranno il sentimento. L’aggravante è che se per qualche strana causa questo dovesse avvenire comunque, chi ha davvero paura di amare mette comunque fine al rapporto.

In che modo lo faranno? Sicuramente in qualche modo apparentemente ingiustificabile. Potrebbero non farsi più sentire troncando di netto ogni rapporto, oppure spostando il focus del problema sull’altra persona, ovvero inventandosi dei difetti che renderebbero non possibile il proseguimento del rapporto. In altri casi la motivazione è ancora più “banale”, ovvero il semplice bisogno di libertà.

Paura d’amare in psicologia

Come qualsiasi fobia che si rispetti, il soggetto philofobico è consapevole di avere una marcata paura, anche eccessiva, verso la situazione temuta. La risposta più immediata in questo caso è l’ansia, affiancata dalla strategia dell’evitamento. Non appena la persona infatti avverte che si sta concretizzando un coinvolgimento emotivo, in grado di stabilire un legame con l’altra persona, si allontanerà appunto per paura di essere sopraffatto.

Solitamente l’amore viene percepito come positivo e in grado di portare dei benefici alle persone, e non certamente come un sentimento da cui stare alla larga. Ma non tutte le persone reagiscono allo stesso modo di fronte all’amore, e i casi di persone che ne hanno paura sono più frequenti di quello che si pensi. Determinati soggetti arrivano a percepire emozioni davvero molto intense, e non sempre positive.

amore e separazioneNei casi estremi infatti, ansia, rabbia, vergogna e altri stati d’animo possono prendere il sopravvento, a tal punto che il soggetto può recepire queste condizioni come fuori dal suo controllo, e in grado di modificare sia il suo modo di pensare, che quello di agire. Per qualunque persone soffra di una fobia dunque, compresa quella dell’amore, è impensabile perdere il controllo delle proprie azioni.

In altre parole, il philofobico non ha paura dell’amore in quanto tale, piuttosto della reazione che potrebbe avere di fronte a questo evento. Perdere il controllo di quelli che sono i propri comportamenti e le proprie emozioni, può condurre a comportarsi troppo istintivamente, dunque in maniera poco razionale. Ed è proprio questa possibile conseguenza a terrorizzare il soggetto philofobico.

Quali sono le cause della philofobia

Le cause o gli elementi scatenanti del problema in alcune situazioni sono di difficile interpretazione, persino per i professionisti del settore. In determinati casi infatti, il soggetto ha la tendenza a soffermarsi su brutti ricordi di qualche relazione familiare. Altre volte invece, una delusione reale non si è mai verificata, e sussiste semplicemente il timore di venire rifiutati, in altri termini un triste caso di amore non corrisposto.

Come reazione, il soggetto per paura di soffrire evita totalmente il rischio. Volendo sintetizzare dunque, talvolta il problema è solamente il passato, a causa di esperienze negative vissute. In altre situazioni invece la causa della philofobia è da ricercarsi in una percezione eccessivamente negativa del futuro. Le relazioni tra persone richiedono necessariamente un coinvolgimento emotivo a più livelli.

È in questo frangente che si manifesta la philofobia, ovvero nella non volontà del soggetto di concedere questo coinvolgimento emotivo. Le cause dunque che possono portare alla philofobia sono:

• Esperienze negative pregresse in amore, oppure in altri rapporti familiari o sociali, sia vissuti in prima persona dal soggetto, che dalle persone a lui vicine.
• Alcuni traumi infantili, come abbandono, maltrattamenti, divorzio in famiglia.
• Questioni strettamente legate alla sfera sessuale, come timori causati da fattori di cultura religiosa o pregiudizi in generale.
• Paura che il prossimo possa non accettare il soggetto a causa di problemi di natura fisica o psicologica.
• Problemi di varia natura.

In alcune situazioni dunque, la persona philofobica tende a soffermarsi su ricordi spiacevoli di relazioni precedenti finite male, quindi sui fallimenti del passato. Altre volte invece, la philofobia può condurre ad un’enorme paura del rifiuto. Quando ciò si verifica, il soggetto eviterà in ogni modo relazioni impegnative, proprio per non sperimentare l’imbarazzo che il potenziale amante possa non accettarlo.

Sicuramente parliamo di una situazione spiacevole per chiunque, ma mentre in una persona “sana” si genera solamente un’emozione spiacevole ma controllabile, in un soggetto philofobico nasce una vera e propria paura. Una persona che non soffre di questa condizione, affronta il termine di una storia in maniera “normale”. Con le dovute tempistiche infatti, affronterà la situazione e si sarà pronti per una nuova storia.

Il soggetto philofobico invece, tenderà a rimanere ancorato a questa situazione passata, ritrovandosi di fatto intrappolato all’interno di una situazione psicologica deleteria, che lo porterà come detto a scappare, separarsi e isolarsi da chiunque provi ad avvicinarsi.

Come comportarsi con un partner philofobico

curare partnerUna condizione come quella della philofobia non è facile da affrontare per il soggetto che ne soffre, ma non lo è nemmeno per chi gli sta accanto. Solitamente, la reazione primaria quando il partner comincia a diventare sfuggente, è quella di cominciare a chiedere continue spiegazioni dei suoi atteggiamenti, e quindi di ricercare rassicurazioni. Questo in realtà è il comportamento più sbagliato da mettere in atto.

In primo luogo, se si nutre il sospetto che il partner possa soffrire di questa condizione, si deve cercare di comprendere che le sue reazioni non derivano da una cattiveria di fondo. Solitamente i primi sintomi si manifestano con le comunicazioni che cominciano a diradarsi: meno telefonate, meno messaggi, e chiaramente meno incontri. In alcuni casi i soggetti arrivano a “scomparire” dalla circolazione, magari cambiando anche numero.

Perché è opportuno non stare con il fiato sul collo in questi casi, come nel caso di una possibile dipendenza affettiva? Perché il soggetto potrebbe mettersi ulteriormente sulla difensiva, innalzando una barriera che altro non è che una protezione psicologica, e paradossalmente potrebbe arrivare ad accusare l’altro di non lasciarlo in pace o di stalking. Questo non significa che la philofobia sia una sorta di tunnel senza uscita, perché come vedremo esistono delle soluzioni.

Ad ogni modo, essere troppo presenti significherebbe farlo sentire soffocato, quindi si rischierebbe di farlo scappare definitivamente. Al contrario, lasciare lui il giusto spazio, far sentire la presenza senza risultare opprimenti o invadenti, potrebbe produrre dei risultati positivi. Tra l’altro, a prescindere dalla philofobia, amare non è una cosa semplice.

Non tutti hanno le medesime tempistiche per comprendere un sentimento così complesso. In parole povere, quando ci si rende conto che il partner ha paura di amare, l’unico modo razionale e sensato di comportarsi è quello di essere presenti in punta di piedi, in maniera delicata, evitando il più possibile di far sentire l’altra metà minacciata. Dunque ci vorrà tanta pazienza.

Quali sentimenti prova chi ha la philofobia?

Nel momento in cui ci si rende conto di aver paura di amare, ci sono alcuni accorgimenti più o meno pratici da adottare per arginare la situazione, fermo restando che come vedremo potrebbe rendersi comunque necessario seguire un percorso con uno psicoterapeuta o uno psicologo. Innanzitutto è opportuno evitare di anticipare mentalmente qualsiasi evento negativo che potrebbe verificarsi con il partner.

Il fatto che con il compagno/a precedente sia finita, non significa necessariamente che questo debba accadere con quello presente. Pensarla in questo modo, significa entrare nel meccanismo della profezia autoavverante. In realtà, ogni amore, ogni situazione, ogni persona, sono cose a sé. Chi si lamenta di aver sempre trovato la persona sbagliata, sarebbe opportuno si ponesse delle domande sul suo copione sentimentale.

amore autoanalisi

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Questo significa che in questi casi si rende necessaria un’autonalisi di quelle che sono le dinamiche messe in atto e che caratterizzano i pattern di azioni e reazioni, quindi lo stile con cui i rapporti vengono gestiti. In secondo luogo, è necessario riuscire a stabilire un rapporto di fiducia con il proprio partner, figura con è possibile parlare di quelle che sono le proprie fragilità, senza alcun timore o vergogna.

Questo è un fattore di importanza fondamentale, in grado di differenziare le relazioni equilibrate, e che potranno durare nel tempo, da quelle sbilanciate, che solitamente non hanno vita lunga. Al contrario, tenersi tutto dentro per la paura di essere criticati, o solo per il timore di essere considerati deboli, aumenta solamente la sfiducia nell’altro, dando origine ad un astio che solitamente porta verso esiti negativi.

In sintesi, le risposte vanno cercate insieme all’altra persona, perché farlo solamente con se stessi, porterebbe verso soluzioni sbagliate, anche questo rientra nella sfera dei consigli dell’amare in maniera incondizionata. Infine, ma non da ultimo, una buona regola è quella di affrontare i problemi e le paure, e non certamente di scappare. Perdonando il gioco di parole, si deve evitare di evitare. Più la paura sarà evitata, più paura farà, diventando sempre più grande in un circolo vizioso senza fine.

Come superare la philofobia

Abbiamo detto che la philofobia è una percezione errata di un pericolo che in realtà non esiste, o che quantomeno non è detto si verifichi necessariamente. Fondamentalmente le persone che hanno paura di innamorarsi credono che qualsiasi storia possa nascere, finirà sempre e comunque in “tragedia”. Con questo presupposto, appare evidente come il philofobico tenti in qualche modo di proteggersi.

Il soggetto per uscire da questo circolo vizioso deve riuscire nell’intento di spezzare questo anomalo legame tra amore e paura, totalmente irrazionale. Il primo sforzo da fare è quello di provare a lasciarsi andare, e non sottrarsi ad una relazione duratura. La paura di amare deve essere superata, e per farlo si deve cominciare a pensare positivamente al futuro. In questo frangente, il partner può aiutare moltissimo il soggetto.

Provare a fare progetti, magari pianificare insieme le vacanze dell’anno seguente, sono alcuni piccoli passi che possono infondere sicurezza, ovvero una delle prime cose di cui il philofobico ha bisogno. Determinate percezioni positive dunque, possono aiutare a legare prepaura e amaresente e futuro. In altre parole, immaginare un futuro felice con il partner crea l’humus ideale per un proseguimento sano della relazione, che possa portare allo sviluppo di un amore puro, in grado di cambiarci la vita.

Un altro errore comune che le persone che hanno paura di amare fanno, e di fare continui paragoni con il passato. Alla base ci deve essere la comprensione che ogni storia sarà per forza di cose differente dalle altre, regola tra l’altro valida per chiunque. I paragoni dunque, sono fuorvianti, e in alcuni casi possono essere anche recepiti come offensivi dal partner.

Ogni nuova storia andrebbe affrontata con la consapevolezza che sarà migliore della precedente, non solo diversa. E lo stesso dicasi per il partner. Iniziare una relazione con questo spirito, può realmente fare la differenza. Proseguendo nei rimedi plausibili per guarire dalla philofobia, un altro dei passi fondamentali è quello di ammettere la propria condizione.

Cosa può fare uno psicoterapeuta per i philofobici

La philofobia non deve essere sottovalutata, perché può portare anche a condizioni più gravi, come isolamento totale, apatia, o solitudine. Per evitare questo rischio è di fondamentale importanza che se i rimedi descritti non dovessero produrre degli effetti degni di nota, la persona venga seguita da una figura competente, come uno psicologo o uno psicoterapeuta. In questo modo, dopo aver individuato quelle che sono le radici del problema, si potrà stabilire la terapia individuale migliore.

psicologia e amoreLa philofobia in realtà viene trattata come una qualsiasi altra fobia. Eventuali trattamenti in merito dunque, avranno in prima battuta la finalità di diminuire il livello d’ansia determinato dalla situazione temuta. In seconda battuta dovranno essere ridotti, seppur in maniera graduale, tutti gli evitamenti che il soggetto mette in atto in qualche maniera per difendersi.

Ma l’eventuale trattamento non finisce qui, perché andrebbe sempre investigata anche la motivazione che ha generato la paura nel soggetto, in questo caso di innamorarsi. In alcune situazioni infatti, potrebbero celarsi delle idee personali disfunzionali che in qualche modo dovranno essere comprese. Solamente in questo modo sarà possibile continuare a vivere il rapporto di coppia in maniera serena.

La condizione ideale per il soggetto per affrontare questo percorso è che abbia qualcuno intorno a cui appoggiarsi, e che siano in grado di aiutarlo nella ripresa dei suoi contatti sociali. Stabilire una durata per tale percorso non è possibile, perché varia sicuramente dal soggetto nonché dalla complessità del caso. Ad ogni modo solitamente è piuttosto lento e graduale. In alcuni casi particolarmente estremi, lo specialista con cui si affronta il percorso potrebbe prescrivere anche dei farmaci antidepressivi.

Philofobia: in conclusione

A questo punto sarà sicuramente più chiaro cos’è la philofobia, come si manifesta, le cause e come affrontarla. Ovviamente come per qualsiasi problema, l’importante non è soffermarsi sul problema stesso, piuttosto sulla soluzione. Parliamo di una paura totalmente ingiustificata, anormale, che può invalidare moltissimo la quotidianità delle persone.

È necessario dunque non rifiutare la condizione, giustificandola come normale, ma cercare di affrontarla. Come detto l’aiuto del partner, una volta compreso come comportarsi, può produrre degli effetti positivi, ma dove questo semplice aiuto non arriva, è importante affrontare la philofobia come una qualsiasi altra fobia, ovvero con l’aiuto di uno specialista e affrontando uno percorso adeguato.