Costellazione Boote, stelle principali e mitologia

06 Mag 2017

costellazione Boote Bootes_constellation_map.png: Torsten Brongerderivative work: Kxx, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Sono diverse le stelle principali che compongono la costellazione di Boote.

Le stelle principali di Boote

La principale è Arturo, la stella maggiormente grande tanto che viene definita come la gigante rossa, ma quarta per luminosità.
Essa viene definita anche come la stella che protegge l’orsa, in riferimento ad una particolare mitologia che vede protagonista proprio questo animale.

Izar è invece la stella maggiormente luminosa anche se questa non raggiunge le dimensioni si Arturo, che viene accompagnata da Seginus, una gigante gialla che permette, proprio assieme ad Arturo, di poter identificare con maggior facilità la costellazione di Boote.
Infine vi sono le due stelle Princeps, altra gigante gialla, e Muphrid, la cui dimensione risulta essere inferiore rispetto a tutte le altre stelle principali di tale costellazione.
Boote, vista la luminosità dei suoi astri, è una costellazione abbastanza semplice da intravedere, visto anche che dista complessivamente solo quaranta anni luce dalla Terra.

Le due storie relative alla costellazione Boote

Come per tantissime altre costellazioni non scoperte durante i due secoli scorsi, ovvero XX e XXI, anche quella di Boote viene accompagnata da due leggende mitologiche che vedono protagonisti gli Dei greci ed alcune delle loro debolezze e storie.

Storia 1: Areas e Callisto

Secondo una delle due mitologie, Boote rappresenta Arcas e Callisto, rispettivamente figlio e amante di Zeus.
Il padre degli Dei, che nutriva un grande amore per Callisto, decise di recarsi a pranzo a casa sua dove si trovava anche il padre della donna, ovvero Licaone.

Questo, poco convinto del fatto che la figlia fosse stata scelta dal padre degli Dei come sua compagna ed amante, decise di effettuare una sorta di verifica che gli avrebbe permesso di capire se, effettivamente, quello era per davvero Zeus.

Licaone uccise quindi Arcas e lo fece a pezzi, per poi mischiarlo assieme alla carne che venne servita al banchetto in onore dello stesso Zeus.
Nella mente di Licaone vi era una sola teoria che poteva confermare che quello fosse effettivamente il padre di tutti gli Dei: se Zeus avesse riconosciuto la carne del figlio, egli avrebbe fatto il possibile per poterlo far tornare in vita.

Ma il piano di Licaone non fece altro che far infuriare il padre degli Dei: questo in quanto Zeus, una volta che si accorse che suo figlio fu ucciso, decise di vendicarsi con uno scatto d’ira che sole in poche occasioni contraddistinse l’operato della stessa divinità.

Zeus rovesciò il tavolo dove si trovata la carne del figlio e trasformò Licaone in un lupo non prima di aver ucciso tutta la sua famiglia, tranne Callisto, di fronte agli occhi dell’uomo.

Il padre degli Dei decise poi di trasformare la donna in un orso, per proteggerla dalla furia di Era, e di ricreare suo figlio Arcas, che venne dato in custodia a Maia.

Arcas, una volta cresciuto, si scontro con Callisto orsa che, volendo abbracciare suo figlio, si avvicinò a lui. Il giovane, temendo che l’orso ruggendo potesse attaccarlo, decise di dargli la caccia. Per evitare che il figlio potesse uccidere la madre, Zeus decise di intervenire e di fare in modo che entrambi potessero vivere in cielo, formando appunto la costellazione di Boote.

Storia 2: Dionisio e Icaro

La seconda storia che riguarda la costellazione vede invece protagonista la divinità Dionisio e Icario.

Il figlio di Zeus insegnò all’uomo come fare il vino e quest’ultimo, felice di tanta riconoscenza da parte degli dei, decise di creare diverse varietà di vino.

Durante un periodo di festa, Icario offrì il vino nuovo ad alcuni pastori ma si scordò di avvisarli di berlo solo dopo che fossero trascorsi alcuni giorni dal confezionamento dello stesso vino.

Questi, senza attendere, decisero di bere subito la bevanda ma si sentirono male: famigliari e amici dei pastori temettero quindi che Icario si fosse vendicato di loro avvelenandoli e decisero di ucciderlo.

Sua figlia Erigone, avvisata dal vecchio e fedele cane del padre, trovò la salma del genitore nel terreno dove veniva coltivata l’uva e prodotto il vino ed in preda alla disperazione si tolse la vita.

Anche il cane, devastato per la perdita del suo padrone, decise di uccidersi, soffocandosi.

Commosso per tanto amore mostrato nei confronti del padre, Zeus decise di far salire in cielo Icario, sua figlia ed anche il cane, trasformandoli quindi nella costellazione di Boote.

Curiosità sulla costellazione Boote

Sono diverse le curiosità che riguardano questa particolare costellazione, accanto alla quale ruota un ammasso gassoso la cui dimensione risulta essere di sei volte rispetto al pianeta Giove.

Ancora ad oggi gli astrologi non hanno dato un nome a questa particolare conformazione ed hanno inoltre scoperto che, attorno ad essa, non vi sono altri corpi celesti, se non una sola stella nana che ricorda, seppur vagamente, il Sole.

Inoltre questa costellazione è una delle poche ad avere un grandissimo numero di stelle doppie, accadimento raro che riesce appunto a contraddistinguere Boote.

Solo recentemente, riscoperto il mito della costellazione, a Boote viene affiancata la costellazione del Cane maggiore, aggiunta come segno di protezione della stessa a seconda del mito che si prende in considerazione: il Cane protegge sia Callisto che Erigone.