Galielo Galilei: chi era, telescopio, astronomia e chiesa

- 19 Dic 2019

Il celebre aforisma galileiano rappresenta il fulcro di uno studioso che ha collocato l’ingegno umano al di sopra di ogni teoria e di ogni credo.

L’intellettuale pisano è passato alla storia come il fondatore della scienza moderna, intendendo con questo termine la sovversione del modello aristotelico e la creazione di un metodo verificabile che ha influenzato positivamente le arti e le discipline tecniche, le filosofie e le creazioni degli intellettuali che hanno mantenuto la loro influenza fino ai nostri giorni.

Astronomo e fisico, matematico e pensatore rivoluzionario e controcorrente, Galileo Galilei è stato un accademico italiano in grado di comprendere le necessità della cultura del tempo: dalle sue opere scritte è dipesa la definizione di una scienza sperimentale, basata sulla forza della verità.

I contributi dell’ingegno pisano non terminano di certo alla breve elencazione che abbiamo stilato in questo articolo. Di contro, nel nostro scritto abbiamo deciso di aprire una breve panoramica informativa in merito alle vicende che hanno caratterizzato la vita burrascosa e ricca di nemici – prevalentemente sul fronte religioso – del noto studioso. Abbiamo cercato di indagare – con lo stesso spirito che animava la ricerca galileiana – le scoperte e le invenzioni che lo hanno reso un punto di riferimento culturale per il panorama contemporaneo, ancora gravido di importanti discussioni che prendono spunto dai suoi scritti.

La peculiarità di Galileo risiede nella sua capacità di trasmettere a parole la bellezza e l’incredibile avanguardia che si cela dietro la sua tecnica. Alcuni suoi scritti riescono ancora oggi ad emozionare per i vividi particolari che egli nota nel cielo e che tratteggia su carta, senza dimenticare la forte voce che egli solleva contro i tribunali ecclesiastici. Cosa sapere sullo scienziato pisano? Quali sono le curiosità inedite che ogni appassionato della cultura deve stipare nel proprio bagaglio formativo?

Galileo Galilei: la vita di uno scienziato che decise di combattere a favore della verità – Le origini

Quando Galileo Galilei nasce a Pisa, il 15 Febbraio 1564, è in corso un lungo processo di rinnovamento e trasformazione delle arti e delle scienze: il periodo medioevale non è soltanto l’epoca di regresso e oscurantismo che spesso immaginiamo, ma è anche un momento di forte insofferenza culturale nei confronti della filosofia naturale di Aristotele. Cosa differenzia l’accademico dai suoi contemporanei? La verve galileiana è un mix sapientemente bilanciato fra intelligenza e ingegno, fra comprensione delle istanze del suo tempo e necessità di trasformare le influenze medievali in un sistema organico e positivo.

I genitori dell’intellettuale toscano appartengono alla media borghesia e si trasferiscono a Firenze nel 1574, città in cui il giovane studente comincia le sue prime lezioni di letteratura e logica. La svolta medica arriva più tardi, nel 1581, quando Galilei si iscrive alla facoltà pisana prevalentemente per soddisfare le richieste del padre musicista. Ma la sua permanenza universitaria è burrascosa e accesa da forti dibattiti familiari: lo scienziato rimane affascinato dall’importanza della costruzione artigianale e – tornato a Firenze – inizia a dedicarsi allo studio appassionato della meccanica. Le macchine galileiane sono forse il primo step utile che permette di comprendere la vena creativa che ha da sempre accompagnato l’intellettuale toscano: l’approfondimento teorico della fisica e della matematica sono soltanto una reazione secondaria alla necessità di migliorare le proprie competenze artigianali.

L’utilizzo delle mani, la creazioni di modelli in scala, lo studio del corpo umano e delle sue forme, senza dimenticare l’attenzione rivolta alle formule matematiche capaci di sintetizzare le sue conoscenze: Galileo vive in un mondo magico in cui la scienza diventa il collante che permette di dare un senso logico alla sua passione per l’arte e per la creazione di strumenti utili alla scoperta della realtà. Andando avanti con i suoi studi formula alcuni teoremi di meccanica e geometria fino ad arrivare a scoprire la bilancia idrostatica per calcolare il peso specifico dei corpi.

Galileo Galilei: il periodo di insegnamento universitario

La sua notorietà inizia a circolare fra gli ambienti universitari tanto che – dal 1589 e il 1592 – Galileo diventa docente di matematica presso l’Università di Pisa; sono anni in cui il padre viene a mancare e il giovane insegnante è costretto a farsi carico del peso economico della famiglia. Dopo la brillante scrittura del <>, l’intellettuale toscano si sposta presso la sede universitaria padovana, dove ottiene la cattedra di matematica, geometria e astronomia. L’appartenenza alla realtà cittadina durerà fino al 1610.

In questa cornice formativa, Galileo Galilei diventa il rappresentante di un nuovo orizzonte culturale in cui lo studioso assume un ruolo politico, ovvero in grado di lavorare per migliorare la vita e la tecnica impiegata da una borghesia rinascimentale sempre più produttiva, sempre più a misura d’uomo. L’attenzione che il pisano rivolge alla società dà uno slancio in più alle vicende che caratterizzarono la seconda parte della sua vita: i nemici e i processi, le condanne e le incomprensioni fra i colleghi. Cosa accadde nello specifico? Siamo nel 1609 e Galileo pubblica la <>, contenente le due leggi del moto planetario. A distanza di pochi mesi, mediante i perfezionamenti apportati al telescopio, egli riesce a osservare delle piccole stelle luminose vicino a Giove: siamo nella notte del 7 Gennaio 1610, momento in cui il ricercatore decide di iniziare a scrivere l’opera che rivoluzionerà per sempre il mondo scientifico e che ricadrà in maniera indelebile sulla sua esistenza.

Galileo Galilei: i processi, l’Inquisizione ecclesiastica e l’abiura

Inutile dire che le scoperte e le ricerche galileiane minano ben presto la teoria tolemaica, secondo cui la Terra è posta al centro dell’Universo: il cardinale Bellarmino non tarda a sollevare le prime polemiche nei confronti degli scritti eretici – opposti ai dogmi della Bibbia – e decide di inviare un’ammonizione formale allo scienziato pisano. Ecco, è proprio in questo momento che Galileo smette di essere un personaggio comune e inizia una strada densa di sofferenza e umiliazione, ma ugualmente ricca del fascino storico che mantiene ancora ai nostri giorni. Additato come eretico, il docente padovano non demorde e – sebbene l’opera copernicana <> viene messa all’indice – continua la sua ricerca astronomica allo scopo di migliorare la teoria del suo impianto cosmologico.

Servirà del tempo prima che la sua opera omnia possa vedere le stampe: è il 1630 quando la storia dell’umanità compie un importante passo in avanti, capace di rivoluzionare l’immagine della Terra su cui quotidianamente viviamo. Il <> viene scritto allo scopo di mettere a confronto la teoria tolemaica e quella copernicana, dimostrando la superiorità delle nuove scoperte scientifiche. In risposta all’onestà intellettuale dello scienziato pisano, il Vaticano – nella figura dell’allora Papa Urbano VIII – decide di proibire lo scritto pubblicato a Firenze due anni dopo, nel 1632. Galileo viene imputato dall’Inquisizione quando ormai – dall’alto della sua veneranda età – viene imprigionato e minacciato di tortura.

L’abiura segna l’umiliante negazione di una consapevolezza scientifica che avrebbe ricevuto un’importanza sempre maggiore con il passare degli anni. Lo studioso pisano si sottopone alla procedura che lo salva dalla pena capitale, ma lo costringe all’esilio nel piccolo paese di Alatri. Il periodo di lontananza non è per lui vano: Galileo scrive quella che è considerata la sua opera più importante e definitiva <>, pubblicata in Olanda nel 1638. Lo scienziato muore dopo quattro anni, nel 1642.

Galileo Galilei: il telescopio e le innovazioni astronomiche

Nel ripercorrere la vita di Galileo Galilei abbiamo cercato di mettere in luce il valore di alcune delle sue scoperte, in grado di rivoluzionare la storia del pensiero scientifico moderno. Quando ci approcciamo alla fortuna dell’ingegno pisano non possiamo che sottolineare un fatto curioso: lo studioso non fu mai il prodotto di un’accademia, di un’università o di una scuola. Il suo approccio nasce innanzitutto dalla passione che egli rivolge alla creazione artigianale, ovvero a quell’attività squisitamente umana in cui l’intelligenza trova il modo di risolvere i piccoli e grandi problemi della quotidianità. Non è un caso se Galileo viene spesso definito – come abbiamo già accennato – uno scienziato-politico.

La passione per l’astronomia è dunque da considerarsi come uno sviluppo e un’estensione delle sue ricerche di fisica: ogni anello della catena deve trovare – nel sistema cosmologico galileiano – una ragion d’essere. I risultati delle sue ricerche sono utili su due fronti:

  • ogni formula matematica e ogni assunto meccanico è importante per massimizzare e perfezionale le macchine galileiane che rappresentano il fulcro operativo dello scienziato;
  • le innovazioni pratiche e concrete servono a dimostrare la veridicità delle teorie, così da avere a disposizione dati organici da sistemare in un modello organizzato e positivo delle arti e delle conoscenze del tempo.

La costante contaminazione fra teoria e pratica – e fra realtà materica e realtà ideale – sono solo alcune delle antinomie che il ricercatore toscano seppe organizzare e armonizzare come nessun pensatore riuscì mai a fare prima di lui.

Ma quali sono le sue scoperte più note e come mai esse rappresentano un punto di svolta per il panorama scientifico del tempo? Il telescopio galileiano viene concepito a partire dalla curiosità che nel 1609 giunge alle orecchie del docente padovano: in Olanda un paio di occhiali sono in grado di creare un curioso strumento ottico. Un tubo – munito all’estremità di due lenti – permette di osservare gli oggetti lontani come fossero più vicini. La fantasia dell’artigiano viene solleticata a tal punto che egli decide di dedicarsi con massima cura al perfezionamento del progetto d’Oltralpe. L’innovazione tecnologica rimane stipata per un po’ di mesi nel suo studio, senza ricevere la meritata attenzione: è solo al termine del medesimo anno che la foga conoscitiva del toscano decide di puntare quel curioso macchinario verso il cielo. Galileo capì subito l’inestimabile valore delle sue scoperte telescopiche e comprese immediatamente come esse costituissero nuove basi osservative per promuovere la dottrina copernicana sul moto della Terra. La vena creativa e artistica incontra – come un tante occasioni ugualmente vissute nel corso della formidabile esistenza – la necessità di piegare la bellezza della conoscenza alla stesura di un sistema scientifico che potesse essere positivo e ordinato, completo e finalmente moderno.

Ma i sospetti sull’invalidità del sistema tolemaico non finiscono qui: il primo dubbio arriva a Galileo dallo studio della meccanica, ed in particolar modo dal movimento che i corpi hanno nello spazio. Con la teoria da lui sviluppata in merito al moto circolare dei corpi celesti, non solo veniva a mancare una base solida su cui fondare l’immobilità e la perfezione divina dell’Universo, ma svaniva anche l’impossibilità conoscitiva del movimento circolare che la Terra compie attorno al sole. Le galileiane sono il fulcro su cui egli concepisce una realtà dei fatti che sia o vera o falsa. Nel metodo scientifico moderno non ci sono convinzioni o pregiudizi – né tantomeno sono tollerati atti di fede ecclesiastici – ma prevale l’importanza della ricerca; essa risiede nell’attinenza quantitativa – ovvero calcolabile – che gli oggetti del mondo esterno hanno fra loro.

Da qui, egli puntò il suo telescopio sulla superficie lunare – che non si rivelò liscia ma ricca di crateri – e ne osservò le parti chiare e quelle scure. Con il suo macchinario potè ammirare la conformazione della Via Lattea, di cui scrisse ampiamente e con passione incessante, senza dimenticare la sua scoperta dei 4 satelliti di Giove (Io, Europa, Ganimede, Callisto.) Siamo nel 1610, in particolar modo nel 16 Marzo, quando la sua visione cosmologica prende forma nello scritto <<Sidereus Nuncius>>, un capolavoro scientifico da ammirare e leggere con passione ancora oggi.

I nemici di Galileo: l’autorità della chiesa, l’Inquisizione e l’abiura

Galileo vive in pieno il periodo di rinnovamento scientifico e rinascimentale, e ne diviene attento portavoce. La nuova concezione dell’uomo e dell’intellettuale riveste la sua figura di un’importanza inedita, basata sull’apprezzamento della verità e dell’onestà conoscitiva al di sopra di qualsiasi pregiudizio ideologico. Come abbiamo già avuto modo di chiarire nel nostro articolo, per Galileo non esistono realtà di compromesso: o la Terra gira intorno al Sole o il Sole gira attorno alla Terra. Se lo scopo del docente toscano è quello di scoprire la regola aurea che si nasconde dietro l’apparenza dei fatti, non ci sarà Vaticano che potrà opporsi alle sue convinzioni. Quella che viene spesso definita come l’umiliazione più grande del ricercatore toscano, non è altro che l’intelligente comprensione di un’epoca non ancora sufficientemente pronta all’accoglimento di innovazioni e verità cosmologiche. Galileo Galilei sacrifica la sua verità a favore di un progetto più grande: la creazione di un sistema scientifico da contrapporre all’antico.

I rapporti che si instaurarono tra Galileo e la Chiesa sono ancora oggi densi di studi e tematiche chiave da approfondire con la giusta dose di competenza. Nel 1623 diventa papa il cardinale Barberini – passato alla storia sotto il nome di Urbano VIII, – che Galileo aveva già avuto modo di conoscere a apprezzare in virtù delle sue doti di brillante studioso contemporaneo. Non è un caso che Galileo gli dedicò la prima edizione del Lo scienziato – che ancora si interessava ad un gran numero di problemi astronomici in totale autonomia – sperò di nuovo di poter liberamente trattare questioni scientifiche secondo le sue moderne visioni del mondo. Benché le autorità ecclesiastiche avessero autorizzato la pubblicazione dell’opera <> , per iniziativa dei gesuiti – grazie anche alla ritrattazione del papa Urbano VIII verso la più intransigente difesa delle tradizioni tolemaiche – l’intellettuale fu nuovamente chiamato a Roma, processato, e giudicato colpevole in via definitiva.

L’abiura pubblica rappresenta, di conseguenza, l’ultimo lascito di un epoca rinascimentale passata alla storia per la creazione di una visione della realtà a misura d’uomo. Ma come possiamo descriverlo? L’uomo dell’era galileiana è privo delle sue doti intellettive e della sua creatività, confinato all’interno di dogmi religiosi stringenti e incapaci di adeguarsi alle modernizzazioni di un’epoca tanto ricca di scoperte e innovazioni. Galileo fu forse la vittima meglio conosciuta della mentalità seicentesca, sebbene la sua trattazione copernicana assunse nel tempo sempre più il carattere di cosmologia definitiva da applicare allo studio scientifico sperimentale di un nuovo metodo di indagine naturale. Il sistema sviluppato dallo scienziato pisano si basa su pochi assunti, densi di significato: l’osservazione, che si serve di importanti macchine tecnologiche – costruite a partire dalla sua passione artigianale, – lo sviluppo di teorie e la loro verifica.

La dimensione galileiana non cerca una ragion d’essere al di là dell’effettiva realtà degli oggetti del mondo: il modello d’indagine è preciso e semplice da comprendere, in quanto fondato sulle e sulle . Il genio pisano non è un filosofo; di conseguenza – se si vuole approfondire il suo pensiero – basta sfogliare le sue opere e leggere con cura le interessanti annotazioni che egli prende in merito agli sviluppi delle sue teorie. Insomma, il metodo migliore per studiare Galileo è dopotutto quello che lui stesso ha elaborato nei suoi scritti: la verità delle sue tesi sono contenute nel vivo stesso della ricerca, ovvero in un’elaborazione scientifica che mira a conoscere la verità delle cose senza dettare ammaestramenti sul modo con cui altri avrebbero potuto farne esperienza.

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