Cos’è un satellite

29 Set 2019

OSR blog post

I satellite rappresenta un elemento di cui si conoscono delle informazioni che, in alcune occasioni, tendono a essere parzialmente incomplete.

Vediamo ora di analizzare tutte le diverse tipologie di informazioni che permettono di identificare meglio cosa si intende per satellite, affinché non ci siano ulteriori confusioni nella propria mente quando ci si riferisce a questo elemento.

Cosa si intende per satellite

Quando si parla di satellite ci si riferisce a un corpo celeste, ovvero un oggetto astrale la cui esistenza è stata accurata scientificamente, il quale ruota a un corpo il quale è totalmente differente da una stella.

Questo poiché anche questi ultimi elementi naturali spaziali sono, secondo le ultime scoperte, caratterizzate da alcuni satelliti i quali ruotano attorno alle stesse.

Conosciuti anche col termine luna, la cui iniziale della parola inizia sempre con la lettera minuscola per contraddistinguerla dalla Luna che ruota attorno al pianeta Terra, i satelliti ruotano anche attorno agli asteroidi e pertanto, grazie alle recenti scoperte scientifiche, il numero di questi corpi celesti è aumentato in maniera esponenziale.

Questa definizione ovviamente riguarda solo ed esclusivamente i satelliti naturali, visto che esistono anche quelli artificiali.

La composizione dei satelliti naturali

La composizione di un satellite naturale è varia e questo dipende dalla sua origine.

Generalmente si parla di rocce che, magari, sono frutto di un’urto tra i vari asteroidi presenti nello spazio che, dopo essere entrati in collisione, si disintegrano e alcuni detriti tendono a formare una sorta di sfera, talvolta con una forma irregolare, che permette di identificare il satellite, permettendo la sua formazione.

Di conseguenza non sono presenti corpi estranei provenienti da materiali che vengono generati dalle lavorazioni dell’uomo, come ferro e altri, dato che nello spazio è sostanzialmente impossibile trovare questo genere di elementi.

Le differenze coi satelliti artificiali

Come accennato prima esistono sia i satelliti naturali che quelli artificiali: se i primi sono frutto della natura, ovvero composti solo da rocce e altri materiali naturali presenti nello spazio, i secondi sono frutto dell’ingegno della mente umana.

Questi vengono appositamente creati da parte dell’uomo per raggiungere diversi obiettivi, come monitorare lo stato del pianeta Terra oppure offrire un servizio come lo è quello GPS, che appunto sfrutta i diversi satelliti che comunicano a loro volta con le stazioni che si occupano di analizzare ed elaborare le diverse tipologie di domande, facendo in modo che il richiedente possa ottenere una risposta ben precisa.

In questo caso ogni satellite, prima di essere lanciato in orbita, viene adeguatamente preparato affinché le condizioni dell’atmosfera non possano arrecare dei danni al medesimo.

Solo i materiali adeguatamente trattati permettono il raggiungimento di questo obiettivo, ovvero fare in modo che un satellite possa essere presente in orbita, ruoti attorno alla Terra e fornisca tutte quelle informazioni e indicazioni particolari delle quali si necessita in una determinata circostanza.

Le origini dei satelliti naturali

Per quanto concerne le origini dei satelliti naturali, ancora oggi vi sono diversi dubbi che riguardano la loro formazione e per la precisione esistono circa tre teorie maggiormente accreditate che motivano la comparsa di questi elementi che ruotano attorno ai pianeti.

I planetesimi e i pianeti

Secondo un gruppo di ricercatori, i satelliti altri non sono che parti rocciose di un pianete il quale non si è necessariamente formato completamente.

Le diverse parti, attratte da un pianeta la cui forza gravitazionale è superiore, ha fatto in modo che queste composizioni rocciose dessero vite ai vari satelliti, i quali non possono variare la loro orbita e quindi non mettono in pericolo la costituzione dello stesso pianeta.

L’espulsione del materiale del pianete e i satelliti

Una seconda teoria in merito alla formazione dei satelliti, la quale viene accreditata per la comparsa della Luna, consiste nel supporre che questi si generino ogni qualvolta il pianeta urti un corpo estraneo.
Secondo gli studiosi, infatti, la Luna si è formata dopo l’estinzione dei dinosauri, causata da un urto con un meteorite: i detriti prodotti dalla Terra dopo la collisione col suddetto corpo celeste abbiano dato origine alla Luna, formatasi grazie appunto alle rocce che si sono staccate dal pianeta.

Gli asteroidi e la formazione dei satelliti

Infine, per quanto concerne i pianeti maggiormente lontani dal Sole, si suppone che i satelliti siano asteroidi che vengono catturati dai suddetti i quali godono di una forza di gravità superiore rispetto a quella che contraddistingue la Terra.

Questo dato fa in modo che l’asteroide, una volta entrato nell’orbita del pianeta, venga come intrappolato e pertanto diventi un satellite che ruota attorno al medesimo senza alterare la sua rotazione.

Queste sono le tre teorie che riguardano le origini dei satelliti naturali che ruotano attorno ai pianeti del sistema solare.

I movimenti che vengono compiuti dai satelliti naturali

I satelliti naturali possono essere contraddistinti da due tipologie di rotazioni differenti tra di loro, la cui una esclude l’altra.

Per quanto concerne invece quelli artificiali, al rotazione è totalmente differente: questo poiché la suddetta viene leggermente modificata dalle diverse stazioni che hanno il controllo sul satellite stesso e pertanto è impossibile poter analizzare il loro movimento sotto un’ottica naturale.

Il movimento sincrono dei satelliti

Il primo tipo di movimento che può caratterizzare un satellite è quello sincrono.

In questo caso si parla di una rotazione la cui durata è pari a quella del moto di rivoluzione del satellite e anche a quello del pianeta attorno al quale ruota.

Per semplificare questo concetto basta prendere in considerazione il nostro pianeta Terra e il suo satellite naturale, ovvero la Luna.

Entrambi ruotano con la medesima velocità e questo comporta una sola conseguenza, ovvero l’impossibilità di vedere l’altra parte della Luna: da qualunque area geografica si osservi il satellite, la Luna mostra solo ed esclusivamente il suo lato frontale.

Proprio per tale motivo, attorno al 1959, i ricercatori russi decisero di inviare in orbita la sonda Luna 3, il cui obiettivo finale fu uno solo, ovvero scoprire quale fosse la forma e la composizione dell’altro lato del satellite, fino a quel momento completamente sconosciuto.

La rotazione definita come risonanza orbitale del satellite

Esiste anche un altro tipo di rotazione che può caratterizzare un satellite e in questo caso si parla di risonanza orbitale.
Questo avviene quando il moto di rivoluzione del pianeta e quello del satellite non sono uguali ma, la loro proporzione, è caratterizzata da un rapporto molto ridotto.

Per esempio Giove e i suoi satelliti hanno un rapporto 1:1, quindi in questo caso si può parzialmente parlare di un moto sincrono mentre con il satellite Europa il rapporto è di 2:1, ovvero ogni due moti rivoluzionari del pianeta, cioè rotazioni sul proprio asse, corrispondono a uno del satellite.

Questo rapporto è comunque abbastanza stretto e questo impedisce al satellite di uscire fuori dall’asse e rappresentare un pericolo per lo stesso.

I satelliti e il numero attorno ai pianeti

Ogni pianeta è caratterizzato da un numero differente di satelliti, i quali hanno dimensioni e altre caratteristiche differenti tra di loro.
Pertanto non è detto che ogni pianeta abbia un solo satellite come accade alla Terra, la cui sola Luna rappresenta il suo satellite.

Nel 2018, infatti, gli astronomi del Carnegie Institution of Science il quale si occupa di svolgere delle ricerche nel campo scientifico, hanno analizzato prima la conformazione e altri dettagli relativi al pianeta Plutone per poi focalizzarsi direttamente su Giove, ovvero il pianeta dalle dimensioni maggiormente elevate presente nel sistema solare.

Proprio questa osservazione, avvenuta in Cile presso l’osservatorio di Cerro Tololo è stato possibile scoprire altre dieci lune dopo la scoperta delle prime due durante l’anno precedente.

La ricerca ha richiesto parecchio tempo visto che le dimensioni del pianeta sono elevate a pari a 11 volte il diametro della Terra.
Le nuove lune seguono tutte il moto di risonanza orbitale.

I satelliti di Giove e le loro caratteristiche

Le peculiarità che caratterizzano queste lune hanno fatto in modo che gli astronomi rivalutassero alcuni dei concetti che riguardano i satelliti naturali che ruotano attorno ai pianeti.

Seppur queste seguano un moto classico di rivoluzione, nove delle suddette lune ruotano in orbita in maniera inversa rispetto le altre due, ovvero come se andassero contromano in una corsia stradale.

Questo loro movimento non è però potenzialmente dannoso per il pianeta, dato che queste seguono comunque un’orbita ben precisa che non permette al satellite di entrare in collisione con lo stesso.

Solo il satellite Valetudo, quello maggiormente particolare e piccolo, tende ad avere una rotazione totalmente diversa rispetto a quella classica, dato che lentamente si sta avvicinando agli altri due satelliti che seguono il moto classico.

Pertanto è possibile notare come questo genere di situazione possa rappresentare, almeno in futuro, una situazione che comporta la rimozione di almeno due satelliti i quali potrebbero urtarsi e dare vita a una sola luna nuova, frutto dell’unione dei detriti che possono essere espulsi dai satelliti dopo il contrasto.

Proprio grazie a tutte queste peculiarità il pianeta di Giove è sottoposto a un’osservazione continuativa, per comprendere quando questo fenomeno si potrebbe venire a realizzare e quali sono le potenziali conseguenze che scaturiscono dal suddetto impatto.

Pertanto i satelliti possono anche avere delle caratteristiche ulteriormente particolari che rendono i medesimi unici sotto ogni punto di vista e inoltre, secondo gli astronomi, questo accadimento potrebbe significare la nascita di una nuova luna o Pianeta a seconda dell’urto e delle conseguenze che scaturiscono dal medesimo.