{"id":457807,"date":"2024-10-27T16:45:12","date_gmt":"2024-10-27T14:45:12","guid":{"rendered":"https:\/\/osr.org\/?p=457807"},"modified":"2024-08-08T17:10:20","modified_gmt":"2024-08-08T15:10:20","slug":"nebulosa-granchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/osr.org\/it\/blog\/astronomia\/nebulosa-granchio\/","title":{"rendered":"Nebulosa Granchio: cos’\u00e8 e dove si trova?"},"content":{"rendered":"
Le nebulose sono nubi formate da polvere cosmica, idrogeno e gas ionizzati prodotti dall’esplosione di una stella morente come una supernova<\/a>. Il termine nebulosa deriva dal latino e vuol dire nuvola<\/strong>: il significato fa riferimento proprio all’aspetto di queste gigantesche formazioni, la forma irregolare richiama infatti la sagoma di una nube.<\/p>\n Queste nubi non hanno a che fare soltanto con la morte di una stella ma anche con la formazione di nuovi corpi celesti, tanto da meritare l\u2019appellativo di nursery stellari.<\/strong><\/p>\n La polvere cosmica che costituisce questi corpi celesti infatti pu\u00f2 aggregarsi attraverso l’attrazione gravitazionale. Nelle nebulose, la polvere e i gas sono sparsi e distanti tra di loro<\/strong>; la forza di gravit\u00e0<\/a> per\u00f2 pu\u00f2 lentamente iniziare ad attirare e a far convergere le piccole particelle sia di gas che di polvere.<\/p>\n Questi agglomerati, diventando sempre pi\u00f9 grandi, determinano un’accelerazione progressiva della gravit\u00e0. L’ammasso di polvere e gas, in questo modo, diventa cos\u00ec grande da collassare e da provocare il riscaldamento del materiale al centro della nube: \u00e8 proprio questo nucleo caldo a far nascere una nuova stella. Il primo a notare la presenza delle nebulose nello spazio fu Claudio Tolomeo che, nel 150 d.C., registr\u00f2 in due libri del celebre Almagesto la presenza di cinque stelle caratterizzate da un aspetto indefinito che ricordava per\u00f2 quello di una nuvola.<\/strong><\/p>\n La nebulosa<\/a> pi\u00f9 grande che conosciamo, fino a questo momento, \u00e8 la Nebulosa Tarantola<\/span><\/strong>: si trova nella galassia della Grande Nube di Magellano, ha un diametro pari a 1.862 anni luce, fu a lungo scambiata per un pianeta ed \u00e8 stata identificata per la prima volta nel 1751 da un astronomo francese, Nicolas-Louis de Lacaille.<\/p>\n Esistono quattro tipologie di nebulose. Vediamole nel dettaglio.<\/strong><\/p>\n Le nebulose a emissione<\/strong>, le pi\u00f9 importanti, sono nubi di gas ad altissima temperatura illuminate dalla luce ultravioletta proveniente da una stella vicina. Quando gli atomi che compongono la polvere cosmica decadono verso stati energetici meno eccitati, viene rilasciata una luce visibile che in linea di massima \u00e8 quasi sempre rossa. <\/strong><\/p>\n Il colore deriva dalla presenza dell’idrogeno, il materiale pi\u00f9 abbondante che troviamo nell’universo. Le nebulose a emissione sono le pi\u00f9 visibili nel cielo notturno.<\/strong><\/p>\n Le nebulose a riflessione riflettono semplicemente la luce inviata loro dalle stelle vicine: solitamente sono blu perch\u00e9 la polvere riflette la luce blu pi\u00f9 degli altri colori. <\/strong><\/p>\n I resti della nebulosa che circonda le Pleiadi<\/strong><\/a> illustrano perfettamente questa tipologia di nebulosa. Le nebulose a emissione, inoltre, sono spesso mescolate con le nebulose a riflessione: Orione ne \u00e8 un chiaro esempio.<\/strong><\/p>\nPrincipali tipologie di nebulose: ecco le nebulose che conosciamo<\/h2>\n
<\/p>\nNebulose a emissione<\/h3>\n
Nebulose a riflessione<\/h3>\n
Nebulose oscure<\/h3>\n