{"id":12943,"date":"2015-12-15T12:19:21","date_gmt":"2015-12-15T10:19:21","guid":{"rendered":"https:\/\/osr.org\/it\/?p=12943"},"modified":"2024-07-08T11:19:42","modified_gmt":"2024-07-08T09:19:42","slug":"tre-fiabe-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/osr.org\/it\/blog\/consigli-e-regali\/tre-fiabe-di-natale\/","title":{"rendered":"Raccolta di Fiabe e Favole di Natale da raccontare ai bambini"},"content":{"rendered":"
Quella sera, il vecchio mercante non riusciva a prendere sonno. Gli affari di giornata erano andati pi\u00f9 che bene, ed un soldo dietro l’altro era riuscito a fare un bel gruzzoletto.<\/p>\n
Si alz\u00f2 dal letto, pensieroso e cominci\u00f2 a contare le montete. Chiss\u00e0 quante mani avevano stretto quelle monete, pensava fra s\u00e9, non curante della fatica e del lavoro che vi erano dietro a tutto quel luccichio.<\/p>\n
Ma il mercante non riusciva a prendere sonno. Allora decise di uscire di casa e vide tutta la gente del paese dirigersi verso lo stesso luogo. C’era qualcosa in fermento e la voce era corsa di bocca in bocca. Sent\u00ec che qualcuno gli rivolgeva la parola invitandolo ad unirsi a loro, voci indistinte nella massa che popolava le strade del borgo.<\/p>\n
Lo chiamavano “fratello”, ma lui sapeva di non aver mai avuto alcun fratello, tuttalpi\u00f9 nella sua mente da commerciante, era abituato a sentir parlare di clienti, compratori e venditori. Questo era il suo piccolo mondo.<\/p>\n
Tuttavia, la curiosit\u00e0 lo sovrastava e decise di unirsi ad un gruppo di giovani ed anziani. Continuavano a rivolgersi a lui come “fratello”, ma quella parola in qualche modo lo disturbava. Sapeva bene che per campare, qualche inganno al cliente andava fatto e non si dispiaceva per questo. Cercava sempre di vendere pi\u00f9 caro del dovuto pur di guadagnare qualche moneta in pi\u00f9; approfittava delle necessit\u00e0 dei poveri e non conosceva la parola generosit\u00e0.<\/p>\n
Eppure, non curanti della sua furbizia da mercante, la gente continuava ad accoglierlo, a volerli bene, a coinvolgerlo in quella marcia di allegria, tipica delle feste in paese.<\/p>\n
Sicch\u00e9 giunsero tutti alla grotta di Betlemme. La gente cominciava ad entrare, e tutti uscivano con qualcosa tra le mani, anche i pi\u00f9 poveri, mentre lui che era ricco, rimaneva a mani vuote. Si decise, dopo un attimo di turbamento, ad entrare nella grotta, si inginocchi\u00f2 e preg\u00f2 il Signore confessando tutte le sue malefatte, tra lacrime e pentimenti.<\/p>\n
Scosso e provato, usc\u00ec dalla grotta e, poggiato sul tronco di un albero, continu\u00f2 a piangere a dirotto. Ma sent\u00ec che qualcosa in lui stava cambiando. La mattina seguente, nelle prime ore del giorno, not\u00f2 che le sue lacrime splendevano come perle in mezzo a due fresche foglioline. Nasceva un piccolo vischio.<\/p>\n
Un bel giorno Ges\u00f9, seduto sugli scalini di casa, era intento a giocare con un pezzo di argilla, regalo del vasaio di fronte, per dar forma a degli uccellini di creta.<\/p>\n
Di fronte la sua casa, sedeva un altro bambino, di nome Giuda, col viso pieno di graffi e le ginocchia sbucciate per via delle risse e dei continui litigi con altri ragazzi di strada. Anche lui era impegnato a lavorare un piccolo pezzo di argilla.<\/p>\n
Gli uccellini, usciti dalle loro mani ingegniose, venivano posizionati a cerchio davanti ad entrambi. Giuda, geloso che il compagno facesse degli uccelli pi\u00f9 belli e grandi di lui, rest\u00f2 di stucco quando si accorse che Ges\u00f9 dipingeva i suoi animali di creta coi raggi di sole colti dalle pozze di acqua.<\/p>\n
Anche lui allora volle provare l’incredibile gesto, e prov\u00f2 pi\u00f9 volte a cogliere dalle pozze d’acqua quel bagliore misterioso, senza per\u00f2 riuscirvi. Al ch\u00e9, Ges\u00f9, dispiaciuto di quello che accadeva, si offr\u00ec di colorare gli uccellini a Giuda, ma quest’ultimo rifiut\u00f2 orgogliosamente il suo aiuto.<\/p>\n
Lo stesso Giuda, preso dalla rabbia, sferr\u00f2 un violento calcio ad i suoi uccelli di creta distruggendoli completamente. Poi, quando ebbe finito di sfasciare tutto il suo lavoro, si avvicin\u00f2 a quelli di Ges\u00f9 distruggendone uno.<\/p>\n
Ges\u00f9, dopo aver chiesto spiegazioni a Giuda per il suo gesto, gli ricord\u00f2 che quelli che aveva davanti a s\u00e9, non erano semplici creature di creta, ma esseri viventi che potevano persino cantare. Giuda, cominci\u00f2 a deridere il suo compagno continuando la sua piccola opera di distruzione.<\/p>\n
Ges\u00f9, che si sentiva indifeso e non in grado di far fronte al pi\u00f9 grande, grosso e robusto Giuda, non sapeva come fermare la furia del suo compagno. Non riusciva a spiegarsi, inoltre, come gli uccelli potessero rimanere impassibili di fronte a tanta violenza ingiustificata.<\/p>\n
Rimanevano ancora intatti solo tre uccellini, e mentre Ges\u00f9 batt\u00e9 le mani nel tentativo di destarli, incredibilmente i tre volatili cominciarono a sbattere le ali ed alzatisi in volo trovarono riparo sull’orlo del primo tetto, lasciando il piccolo Giuda ancora una volta incredulo.<\/p>\n
La piccola orfana era sola per strada, abbandonata da tutti. L’avevano lasciata in mezzo ad una strada invitandola a chiedere aiuto al cielo.<\/p>\n
E lei, speranzosa, volgeva pi\u00f9 volte lo sguardo all’ins\u00f9 e guardava le stelle brillare, pregando per il loro soccorso. Molte persone, vedendola per strada, la aiutavano come potevano, ma la vita della piccola bambina rimaneva difficile e priva di affetti.<\/p>\n
Un giorno, mentre mangiava un pezzo di pane che una donna generosa le aveva donato, incontr\u00f2 un povero vecchio affamato. “Ho tanta fame”, disse il vecchio. La piccola orfana, dal cuore d’oro, volle donargli il proprio tozzo di pane, “Prendete questo”, disse, “io ne trover\u00f2 dell’ altro”. Il vecchio la bened\u00ec, augurandole una pioggia di stelle d’oro e prosegu\u00ec il suo cammino.<\/p>\n
Il giorno seguente, mentre la piccola si dirigeva dalla citt\u00e0 alla campagna, vide per strada una fanciulla tutta infreddolita, che aveva solo una camicia per coprirsi. “Hai freddo?” le domand\u00f2 l’orfana dal cuore generoso. “Si”, rispose la fanciulla, “ma non ho ch\u00e9 questa camicia per coprirmi”. “Prendi il mio vestito”, rispose la piccola orfana, “io non soffro tanto il freddo”, disse. La fanciulla con gli occhi pieni di gioia e gratitudine, la guard\u00f2 e le rispose “Tu sei una stella scesa dal cielo, vorrei che tutte le stelle piene d’oro ti cadessero in grembo per proteggerti”. La piccola orfana si volt\u00f2 e prosegu\u00ec per il suo cammino, in direzione di una capanna dove pensava di passare la notte.<\/p>\n
Intanto, il gelo scendeva sulla campagna e la piccola orfanella guard\u00f2 le stelle del firmamento che brillavano nel cielo notturno, pensando alle benedizioni auguratele dal vecchio e dalla fanciulla. Adesso cominciava ad avere freddo anche lei, ma era serena nonostante tutto, perch\u00e8 la capanna non era poi cos\u00ec lontana.<\/p>\n
“Se le stelle piovessero oro dal cielo”, pens\u00f2 fra s\u00e9, ” farei costruire tante belle case grandi per poter ospitare i bambini abbandonati ed i poveri; sfamerei gli affamati e comprerei tanti vestiti per chi ne avesse bisogno”. “Ed anch’io mi vestirei, perch\u00e8 adesso ho tanto freddo” aggiunse.<\/p>\n
Fu cos\u00ec che il miracolo avvenne. Il cielo si riemp\u00ec di voci angeliche e si sent\u00ec il tintinnio dell’oro cadere. La piccola sistem\u00f2 un piccolo telo per terra dopo essersi accorta che le stelle si staccavano dal cielo trasformandosi in monete d’oro. “Si! Si!”, esclam\u00f2 gioiosa l’orfanella, “far\u00f2 costruire tanti bei palazzi per i poveri e gli orfani e rimarr\u00f2 al lato di chi soffre!”.<\/p>\n
Dal cielo si lev\u00f2 un canto di voci angeliche che ripeteva “Benedetta! Benedetta!”.<\/p>\n
Un giorno, nel paradiso degli animali, lo spirito dell’asinello chiese al bue: “Ti ricordi quando una notte fredda di tanti anni fa, io e te ci ritrovammo in una capanna dove c’era anche una mangiatoia?”<\/p>\n
“Certo che mi ricordo”, rispose il bue, “e se ricordo bene, in quella capanna c’era anche un bambino appena nato”. “Esatto”, disse l’asinello, “dunque, sapresti dirmi esattamente quanti anni sono passati?” aggiunse.<\/p>\n
“No”, disse il bue, “non ho affatto una buona memoria”. “Allora te lo dico io, sono passati duemila anni”, gli rispose l’asinello. “E lo sai chi era quel bambino vero?” continu\u00f2 a domandargli.<\/p>\n
“Non so risponderti nemmeno questa volta”, disse il bue, “per\u00f2 ricordo che si trattava di un bellissimo bambino”. Allora, l’asinello sussurr\u00f2 qualcosa all’orecchio del bue e quest’ultimo rispose “Vorrai scherzare, spero, ma davvero?”<\/p>\n
“Certo che \u00e8 vero, del resto lo avevo capito fin dall’inizio”. “Io no” disse il bue, “comunque, avrei giurato che quel bambino nascondesse qualcosa di straordinario”.<\/p>\n
“Gi\u00e0, devi sapere che da allora gli uomini di tutto il mondo organizzano una grande festa ogni anno, proprio per festeggiare l’anniversario della sua nascita. \u00c8 un periodo di pace e serenit\u00e0, dell’unione familiare e del benessere spirituale. Lo chiamano Natale, ed anche la gente pi\u00f9 burbera, quando arriva questo momento, sembra vivere un periodo di felicit\u00e0”.<\/p>\n
“Anzi”, disse l’asino, “giacch\u00e9 ci siamo, perch\u00e8 non andiamo a dare un’occhiata l\u00ec sotto?” domand\u00f2 al bue. “Dove?” gli rispose il bue. “Ma come dove? Sulla terra no? Dovresti conoscerla quanto me, ci siamo gi\u00e0 stati. Io quasi ogni anno vado a fare un giro laggi\u00f9, ho un lasciapassare speciale e lo potresti chiedere anche tu! Forza, andiamo a vedere cosa succede della vigilia”, fece l’asinello.<\/p>\n
“E per il lasciapassare?” domand\u00f2 preoccupato il bue. “Non preoccuparti, ho un mio parente che lavora all’ufficio passaporti, lo otterrai in un battibaleno”.<\/p>\n
Fu cos\u00ec che il bue ottenne il lasciapassare, ed i due planarono sulla terra, in direzione di un lume, si trattava in realt\u00e0 di una citt\u00e0.<\/p>\n
Gli spiriti delle due bestie passavano tranquillamente in mezzo alla strada, senza ovviamente subire alcun danno e si godevano lo spettacolo della grande citt\u00e0. Negozi, vetrine illuminate, addobbi natalizi, gli abeti e le luminarie. Oltre alla tantissima gente che affollava i mercatini e le strade, presa dal ritmo frenetico degli ultimi acquisti.<\/p>\n
Ad un certo punto, il bue impaurito da tutta quella folla, si gir\u00f2 verso l’asino e gli disse “Ma tu mi hai detto che mi portavi a vedere il Natale, non la guerra”. “Ma non vedi che sono tutti felici?”, rispose l’asino, “la gente di questi tempi per essere felice ha bisogno di questi ritmi frenetici, insomma, di rovinarsi i nervi” rispose.<\/p>\n
Stanco di quella confusione, il bue approfittando della sua forma spiritica, vol\u00f2 verso la finestra di un decimo piano di un palazzo, e l’asinello lo segu\u00ec.<\/p>\n
Videro una stanza elegantemente arredata ed una signora dal volto preoccupato seduta vicino ad un tavolo. Sulla sinistra del tavolo si trovava un mucchio di carte e cartonicini colorati, sulla parte destra, invece, dei cartonicini bianchi. La signora, in evidente stato d’agitazione, prendeva uno dei cartonicini colorati, lo osservava per qualche istante, dopodich\u00e8 sfogliava grossi volumi per consultarli, scriveva su uno dei cartoncini bianchi, lo infilava in una busta sulla quale scriveva qualcosa e chiudeva la busta. Infine, ricominciava l’operazione da capo prendendo un altro cartoncino dal mucchio alla destra del tavolo.<\/p>\n
“Chiss\u00e0 quanto la pagheranno per un lavoro simile” disse il bue. “Non la pagano affatto”, rispose sicuro l’asinello, “sta semplicemente rispondendo a dei bligliettini di auguri, si vede che \u00e8 una donna benestante”.<\/p>\n
“Auguri?” domand\u00f2 il bue, curioso. “A cosa servono gli auguri?”. “A nulla” disse l’asinello, “ma gli uomini, chiss\u00e0 perch\u00e8, ne hanno una grossa considerazione”.<\/p>\n
Si spostarono, affacciandosi ad un’altra finestra. Ovunque vedevano uomini e donne intenti a fare pacchi, correre da una stanza all’altra, rispondere al telefono, tagliare spaghi, manovrare nastri, costruire presepi, spostare scatole e cartoni, allestire mazzi di fiori e scrivere milioni di biglietti di auguri.<\/p>\n
Lo spettacolo che appariva davanti ai loro occhi era sempre lo stesso. Tutto era fatica, ansia, frenesia ed una tremenda confusione. Fu cos\u00ec che il saggio bue disse all’asinello “Ma mi avevi parlato di una festa della pace e della serenit\u00e0!”<\/p>\n
“Hai ragione” rispose l’asinello “ma da qualche tempo a questa parte le cose sembrano cambiate. Cosa vuoi? La societ\u00e0 si evolve e tutti sembrano essere impazziti. Ascolta un p\u00f2..”.<\/p>\n
Il bue prest\u00f2 attenzione tendendo le orecchie. Nelle vie della citt\u00e0 come nelle case, la gente si scambiava meccanicamente delle formule di auguri convenzionate, imparate a memoria. Agli auguri si ricambiava con altri auguri e con un grazie.<\/p>\n
“Ma sono sinceri?” disse il bue, “si vogliono davvero tanto bene tra di loro?” L’asinello lo guard\u00f2 ma non disse niente. “Ma perch\u00e8 non ci spostiamo un p\u00f2? Sono gi\u00e0 stanco di tutta questa confusione.” afferm\u00f2 il bovino.<\/p>\n
“No, \u00e8 semplicemente questo il Natale”, disse l’asino. “Ma \u00e8 diverso dal nostro. Ti ricordi a Betlemme, solo noi, la capanna, i pastorelli e quel bambino. Faceva tanto freddo, si, ma c’era una pace ed un’armonia.. Anche sul tetto si sentivano come degli uccelli..”<\/p>\n
“Quali uccelli?” disse l’asinello, “quelli erano angeli..”. “E quella stella cos\u00ec bella, proprio sopra la capanna, ti ricordi? Chiss\u00e0 se c’\u00e8 ancora..”<\/p>\n
“Penso proprio di no, e poi qui ce ne sono poche di stelle”. I due alzarono lo sguardo e si accorsero che non c’era niente. La citt\u00e0 era coperta da una coltre di caligine e smog.<\/p>\n
Maria:<\/strong> “Sono stanca Giuseppe. Ho bisogno di riposare”<\/em>.<\/p>\n Giuseppe:<\/strong> “Siamo quasi arrivati Maria. Un piccolo sforzo ancora ed alla prima osteria chiederemo asilo. Eccone una laggi\u00f9!”.<\/em><\/p>\n Bussano<\/em><\/p>\n Oste:<\/strong> “Chi sar\u00e0 mai a quest’ora?”<\/em><\/p>\n Giuseppe<\/strong>: “Salve gentiluomo. Siamo due pellegrini in cerca di ospitalit\u00e0”.<\/em><\/p>\n Oste:<\/strong> “Mi dispiace, ma io ospito solo signori. Questo posto non \u00e8 per voi!”<\/em><\/p>\n Giuseppe:<\/strong> “Ma vi assicuro che vi pagheremo. Ci accontentiamo di un semplice giaciglio. Siamo cos\u00ec stanchi!”.<\/em><\/p>\n Oste:<\/strong> “Non ci sono posti liberi. Poco pi\u00f9 avanti c’\u00e8 un’altra osteria, provate l\u00ec”.<\/em><\/p>\n Giuseppe:<\/strong> “Andiamo Maria. Proviamo pi\u00f9 avanti.”<\/em><\/p>\n Bussano<\/em><\/p>\n Ostessa:<\/strong> “Chi \u00e8? Che cosa volete?”<\/em><\/p>\n Maria:<\/strong> “Cerchiamo ospitalit\u00e0 mia signora. Veniamo da lontano e siamo tanto stanchi”:<\/em><\/p>\n Ostessa:<\/strong> “Mi dispiace, ma l’ostello \u00e8 pieno. C’\u00e8 gente arrivata da ogni paese e persino degli astronomi. Pare che nel cielo debba passare una stella cometa. Dicono che aspettano la nascita del Messia. Adesso devo andare..”<\/em><\/p>\n Maria:<\/strong> “Non ce la faccio pi\u00f9 Giuseppe. Dormir\u00f2 sulla neve.”<\/em><\/p>\n Giuseppe:<\/strong> “Guarda laggi\u00f9 Maria. C’\u00e8 una stalla! Forse potremo entrarci, \u00e8 aperta..C’\u00e8 anche una mucca e della paglia pulita in terra. Vieni Maria, stenditi qui mentre io metto al riparo anche questo povero asinello..”<\/em><\/p>\n Coro di angeli:<\/strong> “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama!”<\/em><\/p>\n Questa storia \u00e8 avvenuta quando ancora gli scioperi non esistevano, o meglio, erano poco conosciuti. Probabilmente, possiamo considerare lo sciopero di questa storia come il primo vero sciopero in assoluto. La storia riguarda tutti i Babbo Natale della Terra, pronti a protestare, ma andiamo a conoscerne il motivo.<\/p>\n Tanto tempo fa, cos\u00ec come avviene ancora oggi, durante l’anno i Babbo Natale della Terra, rinchiusi nei loro rifugi del Polo Nord, erano intenti a leggere le letterine ricevute da ogni bambino e a preparare con cura i regali.<\/p>\n \u00c8 stato questo, da sempre, il lavoro dei Babbo Natale, che possiedono mezzi potenti per raggiungere in breve tempo ogni angolo della Terra. Ad esempio, il Babbo che si occupa di distribuire i regali nel continente africano, ha un calesse gigantesco, trainato da quattro magnifici struzzi.<\/p>\n Quello diretto in Asia, siede su un comodo baldacchino montato sul dorso di un enorme elefante; mentre il Babbo Natale europeo viene a trovarci sulla classica slitta trainata dalle renne, pi\u00f9 abituate al nostro freddo. C’\u00e8 invece un magnifico canguro, che nella sua grande pancia trasporta il Babbo diretto in Australia. Un’infinit\u00e0 di mezzi rimarrebbero ancora, ma li lasciamo allo spazio dell’immaginazione.<\/p>\n Purtroppo, qualcosa di veramente grave stava accadendo in quel tempo al Polo Nord, qualcosa che poteva mettere a repentaglio il Natale.<\/p>\n6. Lo sciopero del Natale<\/h2>\n